I soldi degli italiani alle banche tedesche, alto tradimento di Conte

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Questo è, in sintesi, l’effetto della cosiddetta ‘riforma del Mes’. Che in caso di crisi vedrebbe gli italiani costretti a coprire l’esposizione tedesca verso i Paesi a rischio

La riforma del MES, come nel caso della crisi greca, serve ad utilizzare i soldi degli italiani per un grande fondo che salvi le banche tedesche e francesi in caso di crisi del debito. Ma questo non farebbe altro che innescare la crisi del debito sovrano dell’Italia.

Anche perché le banche italiane hanno già fatto sapere che, in caso di riforma, non potranno più acquistare titoli del debito italiano. Questo farebbe volare gli interessi e crollare il valore dei nostri titoli di stato dando poi il via anche alla crisi delle nostre banche che ne detengono 40 miliardi di euro. Un gatto che si morde la coda. In pratica la riforma del MES darebbe il via ad un avvitamento catastrofico.

E’ lo stesso schema del salvataggio – si fa per dire – della Grecia. Che poi, in realtà, fu il salvataggio delle banche tedesche esposte verso il debito sovrano greco.

In poche parole, la Ue costrinse l’Italia a finanziare il Fondo Salva Banche. A quel tempo, infatti, le banche tedesche, Deutsche Bank in particolare, erano follemente esposte verso la Grecia, che stava per saltare. E allora bisognava salvare la Grecia con i soldi degli italiani (e anche degli altri, compresi i tedeschi) per evitare che a pagare dovessero essere le banche tedesche.

Ma perché i contribuenti italiani dovettero pagare quanto quelli tedeschi, e non in base al rischio (che era tutto tedesco), caricandoci così di un debito che non era e non è nostro?

Tutto questo, ovviamente, avvenne defenestrando il governo eletto che si opponeva, e sostituendolo col docile Monti.

Ora ci stanno riprovando.

E sono 48, i miliardi che il governo Monti prese dai contribuenti per salvare le banche tedesche dall’imminente default greco, miliardi che sono andati ad aumentare il nostro debito.

L’Italia è infatti il terzo creditore Ue della Grecia, con un’esposizione di 48 miliardi di euro:

soldigrecia

Prima dell’Italia c’è la Germania per 60 miliardi. La Francia ‘solo’ 46 miliardi.

Le stime di Bloomberg tengono conto dei prestiti bilaterali e le quote di partecipazione al fondo salva-Stati, nella Bce e nel Fmi.

Quei 48 miliardi li abbiamo pagati per ‘riscattare’ il debito greco detenuto dalle banche tedesche. Quei soldi non dovevano essere dati: tra l’altro senza chiedere il permesso agli italiani.

Ma si doveva ‘comprare tempo’. Dare tempo alle banche tedesche di ‘uscire’ e mettere il debito sul groppone dei contribuenti italiani, tedeschi e francesi.

Quindi l’Italia, per far sopravvivere “l’euro così come è” per qualche anno in più, ha impegnato 48 miliardi. E le famigerate ‘clausole IVA’ nascono da lì.

Ora vogliono rendere questo meccanismo strutturale con la riforma del MES.

Al di là del discorso politico, la riforma del Mes porta con sé solo danni e ben pochi benefici. Da Bruxelles ripetono che il Meccanismo europeo di stabilità sia uno strumento utile a mobilitare le risorse finanziare per metterle a disposizione di quegli Stati membri dell’Eurozona che dovessero trovarsi in seria difficoltà economica. Il problema è che per ottenere aiuto i governi devono obbedire a diktat esterni, e in più le banche in possesso del debito pubblico di quel dato Paese devono partecipare ai soccorsi. Ma non è certo finita qui perché il Fondo salvastati, finanziato dalla contribuzione diretta dei 19 Paesi investitori dell’Eurozona, ha una capacità di fuoco di circa 400 miliardi di euro, che più o meno corrisponde al 4% dei 10 miliardi rappresentati dal debito pubblico della stessa Eurozona. Oltre all’inutilità del Mes, c’è anche la pericolosità della riforma dello stesso. Già, perché in caso di attivazione, il Meccanismo europeo di stabilità implica che anche il settore privato debba contribuire al salvataggio di uno Stato in difficoltà. Tradotto: i detentori di titoli di Stato possono vedere evaporare capitale e interessi. Analizzando la questione da un altro punto di vista, quello tedesco, si capisce meglio a chi possa piacere il Mes. Alla Germania e alla Francia, che attraverso questo fondo sperano di accollare i debiti delle loro banche ai Paesi europei in panne. E l’Italia? Zero voce in capitolo.

Ne ha parlato anche Giulio Tremonti: “con il Fondo salvastati si ripete la situazione del 2011, al posto della Grecia ci sono le banche tedesche. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria”.

La riforma del nuovo Mes prevede due possibili linee di credito. Una per i Paesi in regola con i vincoli di bilancio ovvero deficit sotto il 3% e un debito pubblico sotto il 60% del Pil. L’altra linea è per gli Stati che non rispettano questi criteri, tra cui l’Italia. Per questi Paesi, il prestito è subordinato all’approvazione di un percorso di riforme e di risanamento. In un’intervista a La Verità, per spiegare la situazione attuale Tremonti parte dal 2011. L’ex ministro spiega che la crisi del 2011 non fu causata dai bilanci pubblici ma dalle banche tedesche e francesi. “Cosa che poi, dopo aver straziato la Grecia, venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi (Fondo monetario internazionale ndr) e Commissione – prosegue Tremonti -. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche…” L’ex senatore precisa che un aspetto poco considerato è che anche gli istituti di credito possono accedere al fondo e inoltre viene attribuito un grosso potere al direttore generale del Mes, un tedesco.

Tremonti evidenzia che i meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma sono “autocratici e imperscrutabili”. E aggiunge che la presidenza italiana “in vista del vertice di dicembre confida nello scambio tra ‘riforma’ e ‘pacchetto’. In realtà per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato – continua – perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche quanto sul debito”. La ‘logica del pacchetto’ era stata chiesta dal premier Giuseppe Conte a giugno all’Eurogruppo e prevede la creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi. “Entrare a Bruxelles, con quel “pacchetto” equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze”, sottolinea Tremonti. L’ex ministro conclude affermando che approvare la riforma e rimettersi al voto in Aula vorrebbe dire per il governo assumersi il rischio che l’Aula dica no, devastando l’immagine del nostro Paese.

Il leader della Lega: «Per salvare la faccia con Bruxelles il premier ha promesso l’approvazione del Mes e ora si nasconde dietro delle supercazzole. Le Procure contro di me? Vediamo se il M5s è coerente e mi difenderà sulla Open come ha fatto sulla Diciotti».

E al premier Giuseppe Conte, che lo ha definito “sovranista da operetta”, il leader risponde: “Il presidente del Consiglio è più impegnato a insultare me e difendersi dalle accuse di conflitti di interessi e inchieste sui servizi segreti che a risolvere i problemi del Paese. Lo vedo piuttosto confuso”. Poi, aggiunge: “Se si riferisce alla vicenda del Meccanismo europeo di stabilità è in torto marcio, perché tutti noi gli abbiamo sempre detto che non andava modificato. Il dubbio è che per salvare la sua faccia abbia dato la sua parola che l’Italia avrebbe approvato il trattato Salvastati. Che, in realtà, serve a salvare le banche tedesche con i soldi degli italiani”. Lo scorso giugno, però, “il no a quel trattato era opinione comune sia della Lega che dei 5 stelle”, che ora sembra si possa trasformare: “Vedo che Conte si trincera dietro supercazzole del pacchetto, delle tempistiche Per me, o è sì o è no”. Idee ribadite anche oggi, a Uno Mattina: “Al Mes abbiamo sempre detto no, Conte è un bugiardo o uno smemorato”. Infatti, per Salvini, il Mes “sarebbe un trattato folle: un organismo privato a Bruxelles decide quanto tagliare dai fondi delle banche italiane per salvare le banche tedesche”. Il sospetto è che Conte abbia accettato “per salvare la poltrona” e, se così fosse, “sarebbe alto tradimento, che è punibile con la galera”. Poi aggiunge: “Il governo vuole svendere i risparmi in banca degli Italiani per salvare la poltrona? Non glielo permetteremo”.

E sulla durata dell’esecutivo giallorosso, Salvini è lapidario: “È durato già troppo- dice- perché i messaggi economici lanciati sono devastanti. Se alle imprese nel mondo trasmetti l’idea che l’Italia è un paese inaffidabile poi è difficile recuperare”. Negativa, a sua detta, anche la situazione in politica interna, dove il governo Conte bis non avrebbe tagliato le tasse: “La Corte dei conti certifica l’ esistenza di 17 miliardi di tasse in più. Del resto, gli italiani l’ hanno capito, non a caso in questo periodo abbiamo visto in piazza i benzinai, i vigili del fuoco, i poliziotti, i pensionati, gli agricoltori, il mondo della scuola è in agitazione, per non parlare delle partite Iva alle quali è stata scippata la Flat tax fino a 100.000 euro. Mi sembra che siano alla canna del gas”.

Il leader della Lega, poi, commenta anche le indagini aperte dalla procura di Agrigento verso di lui, per la Open Arms: “Mi domando se qualcuno in procura ad Agrigento sia ossessionato da me e non abbia altri reati veri da perseguire visto che mi stanno onorando della seconda o terza inchiesta”. Poi, a Uno Mattina, ha lanciato un appello ai giudici: “Ho voglia di andare in tribunale ad Agrigento. Voglio sapere se aver difeso i confini del mio paese è un merito, come io ritengo, oppure è considerato un reato punibile fino a 15 anni”.

Infine, sul futuro della Lega annuncia: “Lavoro affinché potremo tornare più efficienti ed efficaci al governo. Tra un anno, sei mesi o quando sarà. Ma presto o tardi sarà”.

Se passano più di sei mesi sarà un disastro. Il consenso politico, un leader, deve anche tramutarlo in fatti. E se gli altri bloccano la democrazia, si utilizzano metodi spicci. La Storia non aspetta.




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