Giornali sinistra contro Trump: aiuta solo i cristiani in Iraq

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I media americani che fanno riferimento al deep state hanno rilanciato una polemica sollevata da Usaid, l’agenzia del governo americano per l’aiuto alla cooperazione e allo sviluppo, che è in realtà un braccio armato e politico del governo americano.

Le critiche sono rivolte in particolare contro il vicepresidente Mike Pence che, dicono le solite fonti anonime riprese da Wall Street Journal, ProPublica e Buzz Feed, avrebbe forzato l’Agenzia a indirizzare interventi e finanziamenti verso le organizzazioni cristiane irachene. E sotto accusa è in qualche modo finito anche monsignor Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil (il centro del Kurdistan iracheno dove dal 2014 si sono raccolti centinaia di migliaia di profughi cristiani fuggiti davanti all’Isis) ed esponente di spicco della Chiesa caldea cattolica. Monsignor Warda era stato ricevuto a Washington dal vicepresidente Pence alla fine del 2017 e nel 2018 aveva avuto un incontro con lo stesso Trump alla Casa Bianca.

Nel biennio 2015-2016 Usaid ha speso in aiuti agli iracheni 267 milioni di dollari. A pioggia. Dopo l’insediamento di Trump si è passati a 1,5 miliardi di dollari, 375 milioni dei quali “alle minoranze etniche e religiose perseguitate”: cristiani e yazidi. Questo sarebbe contrario allo statuto di Usaid (dove è scritto che gli aiuti “devono essere liberi da qualunque proposito di interferenza politica e anche dall’apparenza di un’interferenza, e devono essere assegnati sulla base esclusiva del merito e non della particolare affiliazione religiosa dell’organizzazione beneficata”) e, dicono i media del deep state, anche alle norme costituzionali, che vietano al Governo di privilegiare questa o quella confessione religiosa.

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Può darsi che tutto questo sia vero. Anzi, è probabile che lo sia. Il problema, però, è un altro. Se il tema è “aiutare l’Iraq”, hanno ragione Pence e Trump, non i puristi di Usaid o dei giornali. E questo per una lunga serie di ragioni. Intanto, i cristiani sono la parte di popolazione irachena che ha più sofferto dopo l’invasione anglo-americana del 2003 e dopo l’avvento dell’Isis nel 2014. Sono ormai ridotti ai minimi termini (erano più di un milione e mezzo prima del 2003, sono intorno ai 250 mila oggi) e ancora poche settimane fa Louis Raphael I Sako, patriarca della Chiesa caldea cattolica oltre che membro del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha lamentato “il continuo calo del numero dei cristiani che vivono in Iraq”. E questo è successo perché i cristiani, oltre agli yazidi, sono l’unica minoranza irachena indifesa e disarmata. Gli sciiti controllano il Governo centrale, i sunniti sono comunque assistiti dalle petromonarchie del Golfo persico.

Perché un governo cristiano non deve aiutare i cristiani?

E ricordiamolo: quando parlavano di ‘confessioni religiose’, i padri fondatori degli Stati Uniti si riferivano alle varie confessioni cristiane, nemmeno gli sarebbe passato per l’anticamera del cervello quello che sta accadendo oggi.




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