Pretende Asilo perché alcolizzato: “Nel mio Paese non mi vogliono”, il giudice..

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Ha chiesto lo status di rifugiato perché a lungo alcolizzato. Una richiesta che, sulle prime, ha lasciato comprensibilmente perplessa la commissione deputata a valutare queste istanze, che ha negato il riconoscimento di questo status.

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Ma l’ubriacone non ha desistito e ha fatto ricorso, a spese nostre. Ma anche il Tribunale ha rigettato il ricorso del cittadino pakistano, proveniente dal Punjab, che, assistito da un avvocato del foro di Rovigo, aveva presentato impugnazione.

E già fa ridere così. Un pakistano che chiede asilo in Italia. Che lo chiede perché alcolizzato. E che fa ricorso arrivando fino alla Cassazione: a spese nostre.

Si, perché si è arrivati di fronte alla Cassazione.

Il pakistano spiegava, nella propria documentazione, di avere perso il lavoro e di essere stato allontanato dalla sua stessa famiglia, proprio a causa della sua condizione di alcolista. Quindi, erano gli italiani che dovevano mantenerlo a vita.

Nel primo motivo addotto, il ricorrente ha segnalato la “mancata verifica delle attuali condizioni socio politiche del Pakistan, con specifico riguardo allo ‘ status sociale delle persone affette da dipendenza per abuso di sostanze alcoliche'”. Ad avviso suo e dell’avvocato, infatti, un passaggio di questo tipo sarebbe stato doveroso, al momento di valutare la sua istanza, in una ottica di cooperazione istruttoria. Ad avviso dei giudici della Cassazione, però, nel ricorso non si indica per quale motivo il problema della dipendenza dovrebbe dare diritto all’ottenimento della protezione internazionale.

“In punto di asilo – chiudono i giudici della Cassazione – il ricorrente non allega la presenza di situazioni di vulnerabilità specificatamente attinenti alla propria persona”. Anche l’ultimo grado di giudizio, quindi, non ha visto accolta la domanda di protezione internazionale.

Ma questo perché Salvini ha abolito la famigerata protezione umanitaria.




Un pensiero su “Pretende Asilo perché alcolizzato: “Nel mio Paese non mi vogliono”, il giudice..”

  1. Qui invece siamo nel paradiso dell’illegalità e dell’indecenza è giusto accogliere chiunque, più sono laidi meglio è. La francia naturalmente come concetyi non si fa mancare nulla, non è da meno. Renault da loro trasmette una pubblicità di due lesbiche e dall’italia (per ora la minuscola è d’obbligo, si aspettano eventi che facciano cambiare parere) donne in vista hanno scritto su twitter… “Perché non lo trasmettete anche da noi?”
    Eh si, a loro non è sufficiente il degrado in cui vige la povera nostra Patria (in onore dei tempi che furono) la pochezza morale in cui versa, no, vogliono un filmato rassicurante sul fatto che essere lesbiche sia un valore aggiunto. Poco importa che vendano auto o stracci, sono i concetti espressi che devono essere politicamente corretti, se tu guardandolo provi schifo, disagio psichico, fastidio, perché hai dei sani vecchi principi sei tu che ti devi adeguare. Volente o nolente, come nella migliore tradizione dittatoriale.
    Segue il copia incolla degli incredibili twitter e parte della notizia così come è uscita
    “…. lo spot è stato rilanciato sui social dall’ex deputata Paola Concia, che ha twittato: “Cara @renaultitalia mandate questo spot sulle reti italiane, sì? Coraggio, un po’ di coraggio, forza! È bellissimo”. “Una storia d’amore bellissima! Grazie Renault”, ha commentato sul suo profilo Instagram Francesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi

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