Nazionalizzare ILVA costa metà di quanto speso per mantenere immigrati in hotel

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La nazionalizzazione di ILVA costerebbe meno di 10 miliardi di euro, meno della metà di quanto abbiamo speso in questi anni per la sola accoglienza dei richiedenti asilo traghettati in Italia da Pd e Ong per conto della mafia nigeriana.

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E sarebbe l’unica soluzione. Non ce ne sono altre. Perché il mercato dell’acciaio è in una fase di stagnazione: nessuna multinazionale ha interesse a bonificare e dare lavoro. Se non c’è un guadagno in vista, almeno a medio termine: e non c’è.

l’area di Taranto eper Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, «il piano b» probabilmente allo studio del governo.

Secondo Giuseppe Sabella, direttore di Think-industry 4.0., se l’Ilva dovesse essere nazionalizzata lo Stato dovrà accollarsi gli interventi ambientali e un piano minimo di sviluppo che, pur rivisto al ribasso, non potrà che portare il conto a circa 3 miliardi.

Nel suo accordo Arcelor Mittal aveva messo sul piatto circa 4,2 miliardi di euro. A questi andrebbe aggiunto il costo del lavoro: farsi carico di 10.700 dipendenti e 3.100 addetti attualmente in cassa integrazione.

Considerando un costo lordo del lavoro di circa 36mila euro a dipendente all’anno, e quanto percepito da dirigenti e figure apicali (tra i 150mila e i 200mila euro lordi l’anno) si arriva a 1 miliardo l’anno solo per il personale. Un onere che spalmato sui 5 anni in cui si era impegnata la multinazionale, porta il sostegno a 5 miliardi.

Personale e investimenti fanno salire i miliardi a quota 8 miliardi.

Ma a questi vanno aggiunte le possibili penali che Arcelor potrebbe ottenere dallo Stato per giusta causa, calcolabili in circa 2 miliardi, cifra che si avvicina ai debiti Ilva che Arcelor avrebbe sanato a Taranto.

Insomma, in conclusione, in questi anni abbiamo speso il doppio per mantenere dei clandestini afroislamici in hotel:

L’Italia del PD ha speso 20 miliardi per mantenere immigrati in hotel

E nessuno ha gridato allo scandalo. Vi sembra normale?

Ilva perde 2 milioni al giorno e ha causato l’uscita dell’Italia dalla top ten dei produttori mondiali di acciaio.

Ma la strada della nazionalizzazione è l’unica percorribile. Ovviamente, non da sola. L’acciaio italiano va reso conveniente rispetto a quello prodotto dove si può avvelenare l’ambiente e schiavizzare i dipendenti: servono quindi i dazi. Ma per questo bisognerebbe convincere la Ue, visto che non siamo più uno Stato sovrano.

Ilva è solo l’ennesima espressione del disastro fatto all’Italia dall’esserci aperti alla Globalizzazione.




3 pensieri su “Nazionalizzare ILVA costa metà di quanto speso per mantenere immigrati in hotel”

  1. Va nazionalizzata. Costi quel che costi.. Idem Alitalia. Bisognerebbe fondare un partito che concili il socialismo con l’amor di Patria, come potremmo chiamarlo? Socialismo patriottico? Socialismo nazionale? Nazionalsocialismo suona bene?

  2. Per carità non parlate di nazionalizzazione ai liberisti duri e puri, che sono particolarmente contrari a questa ipotesi. Costoro si mettono a dire (senza fondamento) che tutto ciò che è pubblico funziona male, mentre privato è sinonimo di efficienza: lo chiedano ai cittadini argentini se le privatizzazioni selvagge sono un bene per l’economia di un paese. Un’impresa pubblica può essere anche più efficiente di una a capitale privato, e ciò dipende dalla qualità dei manager a cui lo Stato o la Regione o il Comune affida la sua gestione amministrativa. Non vi é dubbio che molte azende pubbliche sono andate in malora, e di esempi ce ne sono, ma non per questo bisogna sostenere la privatizzazione (o svendita a privati) di asset pubblici. Il problema è che molte sono andate in malora perché la gestione veniva affidata non a persone competenti ma a tizi che avevano una tessera di partito o legati a qualche partito.

    Sono ovviamente favorevole alla nazionalizzazione dell’Ilva, e vi dirò di più, vanno rinazionalizzate ENEL e Telecom, e sarebbe stata auspicabile la nazionalizzazione di FCA, no che invece é passata in mano ai francesi, fatto mascherato dai media come fusione alla pari con PSA, e che comporterà sicuramente la fine della produzione di automobili in Italia. Quello che spero vivamente, è che se l’Ilva viene nazionalizzata, sia amministrata meglio di un’azienda privata, altrimenti se da azienda pubblica viene malgestita, poi si dà ragione ai liberisti, per i quali è giusto che una multinazionale faccia ciò che vuole.

  3. Che costi (a debito) la metà di quanto speso finora per i clandestini non significa che debba essere nazionalizzata.
    Se non lo sanno le anime belle dei salvataggi a debito, Prodi dovrebbe essere appeso vivo a testa in giù per aver offerto ai Riva la polpetta avvelenata ex IRI centro siderurgico di Taranto.
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    Energia
    Trema l’acciaio
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    Ora tenterò di spiegare perché non ci dobbiamo preoccupare.
    In italia si è fatto di tutto per rendere non necessaria l’energia termoelettronucleare.
    Mi spiego.
    Fra poco chiuderanno la maggior parte delle acciaierie perché sono da lasciare al terzo e al quarto mondo, dove possono inquinare a volontà con l’energia elettrica prodotta col carbone e altri derivati fossili, e non osservare le buone norme sulla sicurezza e delle minime protezioni sociali.
    Come accadde per le lavorazioni del cotone che negli anni ’80 provocarono la completa chiusura delle sue manifatture di massa e diedero l’inizio all’era della deindustrializzazione nel nostro Paese.
    Qualcuno dirà: Dove andranno allora a lavorare le persone per guadagnarsi la pagnotta?
    Non lo so proprio; questa domanda non se la pongono i politici votati per amministrare il Paese; e allora perché dovrebbe porsela il lettore di questa nota!
    D’altronde ci sono i sindacati: dicono di essere “preoccupati”; gli stessi che, in aiuto a forze non tanto occulte, affossarono l’Italia col referendum del 1987.
    Inutile la proposta dell’assessore regionale alla difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, della lega, ovvero di partecipare alla costruzione di un reattore a Krško in Slovenia.
    Lasciate che lavori la Romania, la Slovacchia, la Cechia, la Polonia ecc. ecc. nonché tutte le acciaierie e i laminatoi venduti nel Mondo dall’azienda di Buttrio che non conoscerà crisi; la crisi al massimo interesserà in loco Cargnacco e Osoppo.
    A noi tutti è assegnata la parte degli spettatori dl fine impero.
    Voglio chiudere questa segnalazione con una flebile nota di ottimismo: il reddito di cittadinanza.
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    Renzo Riva
    CIRN F-VG
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    Ascoltate l’intervento di Agostino Conte.
    https://www.youtube.com/watch?v=8VRqdidSlYA
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    Fra poco chiuderanno quello che resta delle cartiere.
    La candidata alla prossima chiusura la Cartiera del Timavo a Monfalcone.
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