UE distribuisce carte prepagate ai clandestini in marcia verso l’Italia

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Dall’inizio dell’anno sono stati rintracciati 3.537 migranti irregolari entrati in Italia dalla Slovenia. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in audizione al Comitato Schengen. Al confine con la Slovenia, ha spiegato Lamorgese, c’è “un aumento della pressione migratoria” a causa “di un cambio di politica nel rilascio dei visti di ingresso attuato dalla Serbia e dalla Bosnia in favore dei cittadini provenienti da Iran, Iraq, India e Cina e per l’apertura di una nuova rotta dal Nord Africa”.

E la cosa bizzarra è che siamo noi a finanziare questa marcia islamica verso casa nostra.

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Come abbiamo scritto lo scorso anno, ai clandestini che attraversano i Balcani vengono distribuite carte di credito prepagate.

E quando vengono rispediti indietro alla frontiera, nel giro di pochi giorni si ripresentano per provare e rientrare. La maggior parte di loro è ben equipaggiata, con scarpe e vestiti nuovi, smartphone sofisticati e di ultima generazione, persino armi. E tutti hanno in dotazione una Mastercard senza nome ma con la dicitura Unhcr e un numero stampigliato.

E nonostante i bizzarri tentativi di smentire, l’Onu non ha potuto che confermare.

Mastercard in accordo con Mercy Corps, organizzazione ‘umanitaria’ con sede negli Usa ha curato la distribuzione di carte prepagate ai richiedenti asilo in tutta la Grecia, in Serbia e Turchia.

A pagare sono i contribuenti italiani ed europei. Perché il progetto è finanziato dalla Ue.

Il progetto è iniziato nel 2016 in Turchia. E poi è stato ampliato alla Grecia. Ora alla Serbia. Probabilmente avviene anche in Bosnia, ma non abbiamo certezza.

Nel 2017, ultimo anno con dati precisi, hanno distribuito, solo in Grecia, circa ventimila carte di questo tipo: era sufficiente fare richiesta d’asilo.

Questi sarebbero i “profughi in fuga da guerre-fame-persecuzioni”:

In attesa di passare il confine, ordinano pizze da una vicina pizzeria. E pagano in denaro contante.

Ci stanno prendendo in giro.

Li paghiamo per invaderci.




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