4mila immigrati cacciati da Salvini presentano ricorso: non se ne vogliono andare

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“Uno dei fenomeni che determina una forte preoccupazione è la gestione dei procedimenti dei richiedenti protezione internazionale”: ad affermarlo nelle scorse ore, è il presidente del tribunale di Milano, Roberto Bichi.

Che ha affermato anche questo:

Milano, procura ammette: “troppi ladri stranieri, è migrazione criminale: 1.000 furti al mese”

“Oramai queste richieste – ha proseguito Bichi – si caratterizzano per flussi pari a oltre 4.000 nuovi ricorsi a semestre”. Solo a Milano.

Il motivo è ovvio: puntano a sfruttare la lentezza dei tribunali italiani per rimanere in Italia nonostante debbano togliersi di torno grazie al decreto Salvini. Sanno di non avere speranza, si tratta di nigeriani, pakistani e bengalesi ma lo fanno perché ai magistrati ci vogliono mesi se non anni per capire che non ci sono guerre in quei Paesi. E, a volte, se sono toghe rosse, si inventano di tutto per farli rimanere: quindi vale la pena.

Quasi sempre sono gli avvocati delle stesse coop a presentare ricorso, per continuare ad incassare i soldi del business dell’accoglienza. Almeno, dopo il decreto, gli avvocati non sono a carico dei contribuenti.

Il problema principale dunque, in questo periodo storico riguarda la costante impennata di domande per asilo: i vari tribunali sparsi lungo la penisola, hanno difficoltà a gestire le varie pratiche, per tal motivo sono diverse le preoccupazioni che riguardano questo ramo della giustizia.

Nei giorni scorsi, a proposito del piano per i rimpatri, il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha affermato che il suo obiettivo principale riguarda l’abbattimento dei tempi d’attesa dai due anni attuali a quattro mesi.

Ma nella lista non ci sono gli unici Paesi che dovrebbero esserci: Pakistan, Nigeria e Bangladesh. In compenso c’è l’Ucraina.




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