Arrestati 20 spacciatori nigeriani: la base nella casa del consigliere

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Operazione antidroga della polizia di Ferrara contro una banda di nigeriani ritenuti responsabili di spaccio di cocaina, eroina e marijuana. Sono oltre 20 i nigeriani arrestati. Arrivano coi barconi per spacciare.

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L’attività investigativa, condotta dai poliziotti della squadra mobile e del servizio centrale operativo, diretta dalla procura della Repubblica di Ferrara e avviata nel mese di aprile 2018, è stata sviluppata con il supporto della Direzione centrale per servizi antidroga e con l’impiego di operatori sotto copertura del Servizio centrale operativo per l’acquisto di droga.

Lo spaccio, avveniva nella zona del Giardino, Arianuova e Doro, come si vede nel video diffuso dalla polizia. Fondamentale il supporto delle unità cinofile.

Sono stati impiegati anche agenti sotto copertura.

“L’abbiamo svegliata! Ci scusi”. “Tranquilli, è stato un bel risveglio”. Conversazione da pianerottolo, in via Ricostruzione 88, tra il poliziotto che si scusa per il trambusto, e l’inquilina che alla vista del mitra, del cane dell’antidroga e del via vai di agenti, si sente più rassicurata. Tanto più che dopo il primo blitz, nella notte tra lunedì e martedì, anche ieri la Polizia è tornata a effettuare nuovi controlli. Mentre a poche decine di metri, in un caseggiato nei prezzi del Black & White, altri poliziotti hanno portato in questura un altro uomo che rientra nella stessa maxi operazione contro lo spaccio di droga.

Ma restiamo all’ormai famoso civico 88, dove ormai dal dicembre 2018, i residenti del condominio situato sotto la strada arginale denunciavano il caos nell’appartamento, di proprietà dell’ex consigliere comunale di Gol Francesco Rendine. Problemi che, racconta ora una giovane inquilina, non sono mai cessati, neppure dopo che il clamore mediatico poteva aver stimolato una soluzione: «Anche di recente avevamo segnalato alla questura l’andirivieni incessante di persone. E anche il fatto che, a più riprese, oltre al rumore notturno, avvertitamo un odore acre, come di solventi, che si diffondeva nel palazzo».

A fine settembre, attraverso l’amministratore del condominio, i residenti avevano esposto anche a Rendine la situazione: «Un andirivieni di 50/60 persone a qualsiasi ora del giorno e della notte, e chi di noi ha avuto il coraggio di lamentarsi è stato addirittura minacciato». Di qui la richiesta reiterata al proprietario dell’appartamento (che Rendine, in dicembre, diceva di aver affittato a un cittadino ghanese ufficialmente residente in via Oroboni, mentre poi nell’appartamento risultava abitare un nigeriano), di attuare un’azione legale con conseguente sfratto. Di cui però Rendine, nella risposta, evidenziava l’impossibilità: «L’avvocato ha predisposto gli atti, ma in assenza di testimoni, la causa sarebbe persa». Ora chiaramente gli inquilini confidano che il blitz dell’altra notte possa, al di là delle responsabilità che le forze dell’ordine stanno accertando, fare chiarezza «su quante persone vivano o soggiornino in quell’appartamento, a che titolo e con quali scopi – conclude la ragazza –. Noi siamo stanchi dell’andazzo, e molto preoccupati».




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