Il boss della droga un ex profugo di 18 anni: “Spaccio e leggo il Corano”

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Ahmed Chouchoui, detto “Rayen”, diciotto anni appena, nel 2017 era il boss dello spaccio di cocaina al dettaglio tra i giovani livornesi.

«Leggo il Corano per farmi perdonare per quello che faccio», aveva detto agli investigatori che dopo l’arresto gli chiedevano conto del perché avesse il testo sacro dell’Islam vicino al letto.

Tutti i futuri terroristi islamici, e probabilmente non solo futuri, sono stati spacciatori. Lo spaccio è un modo per indebolire la nostra società: una gioventù drogata non reagisce all’invasione. E’ intontita. Anche per questo i Radicali, finanziati da Soros, sono per la ‘droga libera’.

Tra i clienti ce n’erano di talmente fidelizzati che ogni giorno si rivolgevano a lui per comprare droga. Come un certo “Nico”, che durante i mesi di marzo, aprile e maggio ha acquistato cocaina da Rayen in venticinque occasioni. Non il solo. Perché il giro di acquirenti era talmente ampio che negli atti emergono i nomi di una decina di clienti affezionati, per lo più ragazzi e ragazze livornesi, tutti intorno ai venticinque anni: Devid, Tiziano, Tommy, Edoardo, Sara, Simone. E molti altri non identificati. Consumatori nelle condizioni di spendere ad ogni incontro quaranta euro per qualche grammo di cocaina. «Secondo le informazioni che abbiamo raccolto – spiegano gli investigatori – il diciottenne era a Livorno da circa nove mesi. Un tempo relativamente breve per avere quel tipo di rete di clienti che è invece emersa». Com’è possibile? Per chi lavorava? Esiste in città una rete criminale capace di inserire i nuovi arrivati in strada a vendere droga?

Chiedano all’Imam Aymen Ayari, 33 anni, tunisino, residente a Livorno, pregiudicato già condannato per spaccio di droga e segnalato per ‘estremismo islamico’:

Assassini, spacciatori e terroristi: dossier del governo sugli Imam

La prima volta che “Rayen” e altri due indagati erano stati fermati per un controllo, si erano spacciati per palestinesi e non tunisini, come è invece emerso.

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Un escamotage per ritardare l’identificazione. Lo stesso che utilizzano quando sbarcano senza documento.

Vengono in Italia a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare. Arrivano da minori o presunti tali. Con le navi dei ‘bambini’.

Fosse per noi, gli spacciatori finirebbero tutti ai lati delle strade. Metodo Duterte. E i clandestini a casa loro.




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