“Qui dentro entrano solo neri”: le città ‘italiane’ invase dagli africani

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In Campania c’è una disoccupazione ‘greca’. Eppure, ci sono zone ad alta densità di africani. Visto che il lavoro non c’è, l’unica possibile spiegazione è quella che già avete immaginato.

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All’esterno non c’è insegna o altro segno di riconoscimento. “Non hanno nemmeno una cassa. Nel negozio entrano e comprano solo neri. Lo gestisce un uomo nigeriano. Il commercio avviene in una stanza di circa 30 metri quadrati. I prodotti in vendita sono esposti su scaffali, oppure si trovano in scatole di cartone”, svela Modou (nome di fantasia).

Uno spaccio, non solo di prodotti alimentari. “Ci sono anche detersivi, bagnoschiuma, shampoo, mèches da applicare ai capelli. Ha quasi tutto, come gli altri negozi”, ci racconta. E, addirittura, si può comprare anche all’ingrosso: “Quando ti servono 5-6 cartoni di birra o di altre bevande, vai là e lo prendi”. Il “negozio” non ha orari precisi di chiusura: “Capita anche che all’1, alle 2 di notte sia ancora aperto, dipende dal flusso di clienti”.

Sono le liberalizzazioni. E se parli di regolare l’apertura dei negozi, sei razzista.

Qui il problema è demografico, non di ordine pubblico. Non lo risolvi nemmeno mettendo in galera chi ci dovrebbe andare: lo risolvi, solo, con espulsioni di massa. Nell’ordine dei milioni, non delle centinaia di migliaia. Ma centinaia di migliaia sarebbe giù un gran bell’inizio.

E non ci vuole molto, basta volerlo fare. Abbiamo navi e aerei pronti all’uopo. E anche militari

Altrimenti, a breve, sarà tutta Italia dove “entrano solo neri”.




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