I miliziani di ISIS si uniscono alla marcia islamica verso l’Italia

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Solo ieri 800 familiari di miliziani dell’Isis sono fuggiti da un campo profughi nel nord-est della Siria dove è in corso l’offensiva turca.

E con l’avanzata turco-jihadista in Siria è allerta per il possibile arrivo di centinaia di ex detenuti dello Stato islamico attraverso le rotte dell’immigrazione, come del resto già accaduto nel recente passato. Allarme in particolare nelle principali città italiane.

La riapertura dei porti alle navi delle Ong e l’arrivo in massa di immigrati, con un numero triplicato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, non facilita la situazione. Ieri si è avuto uno scontro tra un centinaio di clandestini armati e i guardacoste tunisini che tentavano di riportarli indietro mentre si dirigevano in Italia.

Passando dalla Turchia, arrivando fino in Tunisia o Libia, potrebbero avvalersi della collaborazione di trafficanti di esseri umani, gli stessi che hanno sempre finanziato lo Stato Islamico, per raggiungere le coste italiane a bordo di barchini o barconi. Con sbarchi fantasma o facendosi dare un passaggio dalle Ong che, come sappiamo per stessa ammissione di Rackete, non fanno controlli: traghettano di tutto.

Poi la strada sarebbe semplice: un hotel italiano e strutturare qualche cellula in Italia.

In un’intervista a La Stampa, anche l’ex ministro degli Interni dei governi Renzi e Gentiloni, Marco Minniti, si è detto “preoccupato” dalla crisi siriana. L’operazione militare della Turchia contro i curdi, infatti, rappresenta un pericolo per l’Europa e in particolare per l’Italia, soprattutto in termini di immigrazione clandestina, “dall’Africa settentrionale e dai Balcani”.

“La via più probabile per un eventuale ritorno dei foreign fighters, per altro, sarà quella dell’Africa settentrionale, dove esiste un’operatività già accertata di nuclei jihadisti”, il timore espresso da Minniti, che alla fine lancia un avviso ai naviganti: “Non possiamo più chiudere gli occhi o la storia di presenterà il conto”.

Sarebbe il tempo di avere un governo sovranista. Invece, al governo, abbiamo degli scappati di casa e dei vicescafisti che aprono i porti.

E oltre ai barconi dal Nordafrica, l’allarme è forte anche alla frontiera orientale. La canzone araba ‘Italia Lharaga Hawli Malik’ fa da colonna sonora alla marcia di molti dei clandestini islamici che si dirigono verso il nostro – sottolineiamo nostro – Paese:

E gli arrivi di clandestini in Friuli Venezia Giulia continuano a crescere. Soprattutto da quando c’è un nuovo governo.

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Ormai penetrano tra i 150 e i 300 clandestini a settimana, perlopiù pachistani. Quasi tutti chiedono asilo e visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, da quando Salvini ha abrogato la famigerata ‘protezione umanitaria’, la richiesta viene respinta, loro fanno ricorso e rimangono nel sistema dell’accoglienza.

Prima di Salvini, che ha messo in atto una stretta anche sui ricorsi, in media rimanevano mantenuti per altri due anni, in attesa della decisione del Tribunale.

Il prefetto di Trieste Valenti ha definito le pattuglie miste tra Italia e Slovenia un’attività “non di grande successo”. Sono infatti solo quaranta i migranti rintracciati in Slovenia, meno di quelli che le pattuglie miste hanno fermato al di qua del confine.

Il motivo è questo:

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Ridotti anche i numeri delle riammissioni in Slovenia, poco più di 100 dal primo gennaio, in forte calo. Non funzionano i rimpatri volontari: meno di 10 per ogni provincia. Altro problema è la la lentezza delle procedure di trasferimento all’estero dei 700 dublinanti presenti.

E sono migliaia i clandestini islamici che stanno marciando verso l’Italia lungo la via dei Balcani, quella che in questi anni ha portato in Europa milioni di immigrati.

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Con la chiusura della frontiera ungherese dopo il grande muro di Orban, ora la nuova rotta scorre più a ovest, pericolosamente più a ovest, con la Bosnia-Erzegovina come crocevia. E poi la Croazia. La Slovenia.

E dopo aver attraversato la Croazia e la Slovenia, Trieste è a un passo. Trieste è dove vogliono passare per dilagare nella pianura padana, come gli Unni di Attila:

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In particolare, è la Bosnia-Erzegovina che si trova ad affrontare una situazione di vera emergenza.

Le stime sulle attuali presenze, che includono solo chi è stato registrato, stimano un piccolo esercito di oltre diecimila clandestini che premono verso la Croazia. E poi Trieste. A questi, ora, potrebbero aggiungersi i miliziani di ISIS ‘in fuga dalla guerra in Siria’.

Anche perché non ci sono controlli:

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E statene certi, ora che non c’è più Salvini, si riverseranno come cavallette verso l’Italia del Pd. Che è già pronto a riaprire la mangiatoia.




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