La corte sovranazionale di Strasburgo vuole che l’Italia scarceri i mafiosi all’ergastolo

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“L’Italia deve riformare la legge sull’ergastolo ostativo, che impedisce al condannato per determinati gravi reati di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia”. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la condanna – ora definitiva – emessa il 13 giugno sul caso di Marcello Viola, in carcere per associazione mafiosa, omicidio e altri reati. L’uomo si è finora rifiutato di collaborare con la giustizia e gli sono stati quindi rifiutati due permessi premio e la libertà condizionale. In quella sentenza, la Corte ha stabilito che la legge viola il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. “Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione e faremo valere le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa: una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia”, ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Se hai uno come Bonafede al governo non puoi che perdere tempo con la Corte di Strasburgo, che è il tribunale che dipende dal Consiglio d’Europa, ennesima struttura sovranazionale a cui gli Stati demandano pezzi di sovranità: vi sembra normale che un Paese sovrano come l’Italia, con propri tribunali, sottometta la propria legislazione ad un tribunale sovranazionale da cui potrebbe recedere anche domattina? No, non lo è.

La Corte europea dei diritti dell’uomo è un organo giurisdizionale internazionale, istituita nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, per assicurarne l’applicazione e il rispetto. Vi aderiscono quindi tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa.

Tra l’altro, il Consiglio d’Europa è questo:

“Adesso basta”. La Lega non ci sta più a vedere andare in fumo montagne di soldi, bruciati in nome di un’organizzazione internazionale che, poi, passa il tempo a bacchettare il nostro Paese.

Per porre fine a tutto questo Paolo Grimoldi e Alberto Ribolla hanno proposto che non venga più versato l’obolo al Consiglio d’Europa.

Ogni anno il nostro Paese regala al Consiglio d’Europa ben 35 milioni di euro. Una pioggia di denaro pubblico nelle casse di un organismo europeo che poi si permette di mettere nero su bianco che in Italia la politica è comandata dalla mafia. Sulla carta lo scopo di questa organizzazione internazionale, fondata il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra, è “promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa”. In concreto, poi, è altamente politicizzata. In passato, per esempio, si è addirittura messa a svolgere un attività di dossieraggio sui parlamentari dei partiti sovranisti, setacciando sulle loro pagine social, dichiarazioni o commenti di taglio xenofobo per poter impedire la nascita del loro nuovo gruppo parlamentare. Alla faccia delle più basilari regole democratiche.

Per fermare le battaglie politicizzate del Consiglio d’Europa ed evitare un ulteriore sperpero di denaro pubblico, Grimoldi e Ribolla hanno depositato alla commissione Affari Esteri alla Camera una risoluzione che impegna il governo Conte a “rivedere in senso restrittivo la parte di finanziamento, legata percentualmente al pil del nostro Paese, che viene trasferito all’organizzazione per il suo funzionamento, cassando al contempo qualsiasi trasferimento extra-budget, alla luce dei criteri settari e manipolatori che l’organizzazione succitata utilizza nei confronti dei parlamentari italiani espressione di un voto democratico di un grande Paese democratico”.

Nella loro risoluzione i due deputati del Carroccio ricordano come il Consiglio d’Europa abbia più volte offeso il nostro Paese. In più di un’occasione, si legge, l’ente ha espresso “la propria preoccupazione per la presenza in Italia della criminalità organizzata e delle mafie che a suo dire esercitano una forte presa sulla politica italiana” e ha svolto “un’inopportuna attività di dossieraggio nei confronti dei singoli parlamentari della delegazione della Lega e di altre forze politiche” (come i francesi del Front National, gli austriaci di Freiheitliche Partei Österreichs, i tedeschi di Alternative für Deutschland) a cui è stato anche negato il riconoscimento al gruppo parlamentare autonomo “Nuovi democratici europei/Europa delle nazioni e delle libertà”.

La stessa struttura che vuole case ai rom, più immigrati e violenze varie.




Un pensiero su “La corte sovranazionale di Strasburgo vuole che l’Italia scarceri i mafiosi all’ergastolo”

  1. ma vi rendete conto di quello chrstaimo leggendo… la corte sovranazionale di strasburgo…. ma la vogliamo finre?
    E’ rimasto qualcosa di sovranita’ nazionale a a parte i buffi degli interessi? MVF

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