Petrachi si scusa con le signorine: “Non volevo”

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Il mondo ideale degli Spadafora è quello del silenzio. Il loro vocabolario delle parole permesse è un bignami.

“Penso che nello sport si debba avere necessariamente cittadinanza e grande rispetto per tutti e per tutte”. Lo ha detto all’ANSA il ministro per lo sport, Vincenzo Spadafora, commentando le dichiarazioni sul calcio che “non è sport per signorine” pronunciate ieri del ds della Roma, Gianluca Petrachi. “Trovo che quelle affermazioni – ha aggiunto – non siamo coerenti con ciò che rappresenta lo spirito sportivo e manifestino un’arretratezza culturale di cui non avevamo bisogno”.

Puntuale arriva la rese di Petrachi:

Il d.s. della Roma aveva scatenato polemiche per una frase ritenuta sessista: “Se qualcuno se l’è presa mi dispiace, il calcio è di tutti e la società sostiene il movimento femminile”

Se non hai le palle, non parlare.




7 pensieri su “Petrachi si scusa con le signorine: “Non volevo””

  1. Froci ed ebrei si sono risentiti molto perchè il calcio non è sport da signorine. Per i miei trascorsi da terzino destro e per essere stato espulso al diciassettesimo del primo tempo della prima partita da pulcino (e l’arbitro era pure il nostro) invito tutte le donzelle ad incrociare i tacchetti con me che sono un vecchio. Se poi vi lamentate, il calcio non è sport da signorine.

      1. Oddio, ho detto froci ed ebrei invece che persone di naso e persone di buco. Quando giocavo sbronzo prendevo anche delle gran traverse crossando. Ma sempre distruggendo l’ala sinistra degli altri. Tenete presente che quando li incontro mi salutano tutti. Nessuno si è offeso e siamo tutti amici. Loro hanno fatto gol oppure no. Capita di vincere e di perdere. Ma è la vita. Le persone di naso e di buco questo non sanno accettarlo. Trasferta, pioggia e quattro a zero per gli altri? Succede. Ma io comunque avevo sputato i polmoni, e pure quell’altro. Froci ed ebrei, fate cagare. Venite a giocare a pallone: noi siamo famosi per affrontare una partita di pallone come se fosse una guerra. E io ho danneggiato ali in tutta Europa ma ho anche fatto qualche gol (dei cross sbagliati, non vorrei che pensaste che fossi bravo, ma anche qualche bella punizione – il mio destro non era niente male, specie al volo) e parecchi assist per il centravanti.
        E poi un paio di prodezze, ma chiunque abbia giocato le ha fatte.
        In Inghilterra ancora si ricordano un campanile clamoroso che ho chiuso nel sette al volo. (torneo “mondiale” a sette dell’azienda di ebrei in cui lavoravo venti anni fa – eravamo uno squadrone, vantavamo persino uno che aveva fatto la gavetta nell’Avellino e che a capodanno stava in ufficio fino alle 23, motto della squadra “Atletico Sarai Tu”)

        1. Sì, quell’anno abbiamo vinto perchè non ce lo aspettavamo. E poi, francamente, eravamo senza ritegno. Ricordo un paio di interventi da denuncia più svariati “colpi d’anca” a favore dei cartelloni che uccidevano la vittima. L’anno dopo che eravamo in casa e c’era il “capo” abbiamo fato schifo.
          Italia. Siamo noi. Se siamo vittima predestinata sfoderiamo un miracolo, se siamo favoriti è un guaio. Comunque il polpaccio non è mai al sicuro.

          1. Ecco perchè penso che ce la possiamo ancora cavare. Perchè ci danno per morti. Grosso errore. Quando ci danno per morti diventiamo campioni. Giocatela tutta, fino alla fine. Perchè non sapete mai chi avete a fianco, potrebbe persino essere il “Miraggio di Caldogno”.

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