La minaccia demografica dei migranti: “Facciamo guerra a Salvini” – VIDEO

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Secondo uno studio tedesco, circa la metà dei presunti profughi che riescono a raggiungere l’Europa soffre di malattie psichiche come il pericoloso (per gli altri) disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Come Kabobo.

Questo, al di là delle motivazioni, pone un gravissimo problema alle società ospitanti, perché gli effetti immediati e anche futuri possono essere devastanti: si va dai casi alla Kabobo alle imponenti spese sanitarie.

Coloro che sono affetti da PTSD soffrono di ripetuti incubi, flashback o scene simili in cui l’esperienza traumatica viene riprodotta e ri-vissuta. I veterani del Vietnam soffrivano di PTSD, e molti sono stati protagonisti di stragi.

E non nascondono la loro violenza. Come chi minacciava tempo fa Salvini di ‘guerra’.

“Ci siamo noi, e siamo pronti ad andare fino alla guerra contro Salvini”, così un gruppo di immigrati guidato da un leader che, microfono alla mano, parlava di immigrazione come “soluzione per l’Italia” perché “prima dell’immigrazione l’Italia non era così, il governo non aveva quasi nulla, con l’immigrazione – afferma – è riuscita a competere coi Paesi europei. Ma oggi vogliono scambiare la soluzione con il problema”.

Parole deliranti. Parole di facinorosi da rispedire a casa.

Ma il vero pericolo afroislamico è di natura demografica. I ventri delle loro donne e i barconi sono la vera bomba, non il terrorismo o la violenza, che possono essere tragici, devastanti, ma che non hanno l’impatto a lungo termine che ha, invece, l’invasione demografica in atto.

Pensare che il problema afroislamico si risolva combattendo gli effetti, è come pensare di sconfiggere un cancro curandone solo i sintomi. Il cancro si asporta. La soluzione al problema immigrazione è quella portata avanti dal premio Nobel Aung San Suu Kyi: espulsione di massa di centinaia di migliaia di individui. Altrimenti siamo fottuti.

Gli africani – maschi e giovani – corrono in Europa, ci dicono, perché in Africa non c’è posto per loro. Ma in Angola, alla periferia di Luanda, esiste un’intera megalopoli, Nova Cidade de Kilamba: vuota.

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Nova Cidade è il frutto di un accordo tra il governo di Pechino e quello angolano ed è stata realizzata dalla società cinese statale Citic in cambio delle concessioni petrolifere angolane alla Cina. Composta da circa 750 edifici di otto piani, una dozzina di scuole e un centinaio di negozi, dovrebbe accogliere 500 mila persone – ma è praticamente deserta da anni. Ad oggi ha una popolazione di appena 80 mila abitanti.

È costata circa 3 miliardi di euro.

Perché non se ne vanno in Angola, possono anche contribuire con i soldi che spendono per il viaggio, invece di pagare gli scafisti. Questo si, sarebbe un vero ‘ricollocamento’. Certo, non piacerebbe a chi pianifica la deportazione di immigrati a basso costo per abbattere il costo del lavoro in Europa a favore delle grandi industrie e multinazionali.

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Il problema di fondo è che, questi clandestini, non fuggono per trovare un posto dove abitare, cercano qualcuno che li mantenga. E questo accade solo in Europa.In Italia, in particolare: perché le coop del Pd hanno fame. Perché il Pd ha fame.




3 pensieri su “La minaccia demografica dei migranti: “Facciamo guerra a Salvini” – VIDEO”

  1. Se avessero la testa a posto farebbero la guerra a Salvini? Io fossi un africano (povero) la guerra la farei alla classe dirigente del paese in cui vivo, corrotta e nullafacente, che è la vera causa del sottosviluppo economico e culturale dei paesi dell’Africa. Poi dicono che la Francia fa il signoraggio bancario nelle sue ex colonie dell’AOF col Franco CFA, ma per forza, perché ha l’assenso delle classi politiche di quegli Stati.

  2. Questi orango parlanti ripetono a pappagallo quello che viene insegnato dalle ong, dai centri sociali e non ultimi i centri d’ascolto dove ci sono dei pericolosi facinorosi con la veste clericale. Sono e saranno il braccio armato della dittatura, come ho già scritto altrove, quando sbarcano hanno già ricevuto ordini di come si devono comportare, via internet e durante i rastrellamenti che le ong compiono al paese d’origine. Ormai non vengono più tanto per farsi mantenere, ma a combattere per il sistema ue. I denari che riescono a recuperare, in più, depredando vanno ad aggiungersi a quelli che lo stato elargisce per la difesa ed il compimento del piano criminale.

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