Reddito, il 40% dei soldi va a famiglie di immigrati

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“Per il Pd vengono prima gli stranieri: è quanto accade in Emilia-Romagna per quanto riguarda la distribuzione dei fondi stanziati dalla Regione per il Reddito di solidarietà, nato con l’intento consacrato di rappresentare un contributo economico per persone e famiglie in gravi difficoltà economiche, a partire dagli anziani, e che, invece, si è rivelato l’ennesima mancia a vantaggio degli stranieri. Gli importi stanziati dalla Regione, infatti, parlano chiaro e non lasciano ombra di dubbi: il 30% delle richieste di contributo è arrivato da nuclei famigliari (per lo più numerosi, dai 3 componenti in su) stranieri, ai quali è stato erogato ben il 39,7% dei fondi”.

La denuncia arriva dal capogruppo della Lega, Stefano Bargi, che snocciola i dati che la Giunta di viale Aldo Moro gli ha fornito a seguito di una sua richiesta di accesso agli atti.

“La somma degli importi disposti dalla Regione a titolo di Reddito di solidarietà ammonta a 24 milioni 286 mila 952 euro: di questi ben 9milioni 642,004 mila euro sono finiti nelle tasche degli stranieri i quali, nella nostra Regione rappresentano il 12% del totale dei residenti” sottolinea il leghista.

“Il reddito di solidarietà viene erogato nel seguente modo: ai nuclei unipersonali spettano 80 euro al mese, alle famiglie composte da due persone 160 euro al mese, a quelle con tre persone 240 euro, a quelle con 4 persone 320 euro e ai nuclei formati da più di 5 persone vanno invece 400 euro al mese. Una ripartizione che, ovviamente, premia i nuclei più numerosi e proprio per questo la bilancia delle erogazioni è sbilanciata a favore dei cittadini stranieri, che solitamente hanno famiglie più numerose di quelle italiane” spiega Bargi.

“Siamo di fronte all’ennesima conferma che in questa regione a guida Pd gli stranieri vengono prima degli italiani. Il Partito democratico è allo sbando e ne è consapevole. Dal modo in cui è stato formulato il Reddito di solidarietà, alla luce dei criteri della ripartizione dei fondi, si evince chiaramente che la finalità ultima di questo strumento era quello di elargire mance agli stranieri, una sorta di rincorsa al voto simile, per certi versi, a quella fatta dai 5 Stelle con la promessa del Reddito di cittadinanza. Ma strutturato in questo modo il Reddito di solidarietà non ha sortito effetti benefici per la comunità emiliano-romagnola: i 29 milioni di euro stanziati dalla Regione per sostenere il Reddito di solidarietà dovevano invece, come abbiamo sostenuto in aula, essere destinati in misure atte a rilanciare il mondo del lavoro che vede ancora troppi giovani ai margini, e la nostra economia ancora affossato da una crisi sistemica che l’ex Governo Pd non ha saputo gestire e dalla quale non siamo ancora usciti, nonostante lo abbiano fatto tutti gli altri Paesi europei” conclude il capogruppo leghista Bargi.

E ORA IL PD VUOLE FARE LO STESSO, IN TUTTA ITALIA, CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

I cittadini extracomunitari che hanno fatto richiesta per avere il reddito di cittadinanza sono ancora senza reddito di cittadinanza, grazie alla Lega.

Da aprile le loro domande sono ferme all’Inps, perché manca un decreto attuativo. Questo significa che gli stranieri provenienti da un Paese extra Ue non hanno ancora ricevuto nessun sussidio mensile.

La legge di conversione del “decretone” su reddito e quota 100 ha infatti modificato i requisiti richiesti agli extracomunitari: serve una certificazione di reddito e patrimonio rilasciata dallo Stato di appartenenza. La famosa ‘clausola Ceccardi’ imposta dalla Lega ai grillini. Che ora non avranno più nessun ostacolo per regalare i vostri soldi a tutti gli immigrati che l’hanno chiesto. Anche a quelli con patrimoni in patria.

Questa disposizione però non si applica nei confronti di chi proviene da Stati “nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni”. Il 5 luglio una circolare dell’Inps ha ricordato che l’elenco di questi Stati va definito con un decreto del ministro del Lavoro di concerto con quello degli Esteri e ha fatto sapere che in attesa di quel provvedimento ha provveduto a sospendere l’esame di “tutte le domande“. Nel frattempo è arrivata la crisi di governo e il decreto non è mai stato presentato.

La disposizione, contenuta nei commi 1-bis e 1-ter dell’articolo 2, è stata voluta dalla Lega che ha presentato un emendamento in sede di conversione del decreto. Il comma 1-bis prevede che i cittadini stranieri non-Ue debbano appunto “produrre una certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, sui requisiti di reddito e patrimoniali, nonché sulla composizione del nucleo familiare“, che deve “essere presentata in una versione tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana”, come spiega la circolare Inps. Un certificato, aggiunge lo stesso istituto, che deve essere esibito “in fase di istruttoria, ai fini dell’accoglimento delle domande“.

Ma tolto di mezzo Salvini, il M5s torna alle origini e al proprio fasullo reddito di cittadinanza: che va agli immigrati invece che ai cittadini.

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Come annunciato dal grillino dell’Inps, infatti, cadranno le clausole e i paletti voluti dalla Lega: si passa da 10 ad appena 5 anni di residenza e, soprattutto, verrà eliminato l’obbligo di dimostrare di non avere proprietà in patria. Clausola che aveva di fatto azzerato gli extracomunitari eleggibili per il reddito.

In sostanza: altri 500mila immigrati vivranno alle nostre spalle. Li paghiamo per sostituirci. Per figliare e facilitare la colonizzazione in atto.




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