Le 3.171 scuole ‘italiane’ senza italiani: alleviamo i figli degli altri

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Nel 2010 il Miur ha stabilito il limite massimo di studenti non italiani in aula, ma la soglia viene spesso violata. Situazione più critica al Nord: in Lombardia ed Emilia oltre l’11% delle classi supera la quota. L’esperto: «Con troppi immigrati cala il rendimento di tutti».

In 3.171 scuole (ultimi numeri disponibili 2018) gli stranieri sono più del 30%: un’invasione.

E non solo affollano le aule, creando vere e proprie classi pollaio, abbattono anche il rendimento dei nostri ragazzi. L’esperto: «Con troppi immigrati cala il rendimento di tutti».

Nei paesi dell’area Ocse, tra il 2003 e il 2015 il numero degli studenti di 15 anni di origine immigrata è cresciuto in media di 6 punti percentuali.

Nel 2015 uno studente su 4 che vive negli stati dell’Ocse risulta essere nato all’estero o ha un genitore o entrambi i genitori nati all’estero.

È quanto sottolinea il Rapporto Ocse-Pisa reso noto lunedì 19 marzo. I flussi migratori stanno cambiando profondamente la composizione delle classi scolastiche: anticipando la sostituzione etnica in corso in tutte le società europee. Una sostituzione alla quale dobbiamo reagire e non subire. Combattere, con ogni mezzo.

Anche perché la diversificazione etnica è male: crescono infatti, dice il rapporto, le differenze culturali, sociali e linguistiche.

Minando così il bene più grande di una società: la coesione.

In Italia “il numero degli studenti non italiani è leggermente inferiore alla media – spiega Francesca Borgonovi, l’analista che ha curato l’indagine – però l’incremento verificatosi tra il 2003 e il 2015 è stato di 10 punti percentuali e non di 6. Questo perché l’Italia è stata interessata da flussi migratori importanti più recentemente rispetto agli altri paesi”. Una devastazione più recente.

OCSE: “Immigrati dannosi in Italia, loro figli incapaci a scuola”

Gli studenti con un background di immigrazione (in Italia sono il 17%) tendono a essere meno bravi a scuola rispetto ai nativi. Questo è particolarmente vero per gli studenti nati all’estero da genitori stranieri.

“Il 69% degli studenti nativi italiani raggiunge i risultati di base richiesti dall’Ocse nella lettura, nella matematica e nelle scienze, mentre soltanto il 51% degli studenti immigrati di prima generazione li raggiunge”.

“Il gap è ancora più marcato se si fa riferimento agli studenti arrivati nel nostro paese dopo i 12 anni di età, quindi con uno svantaggio linguistico rilevante: tra loro solo il 36% ottiene i risultati”.

Troppi immigrati a scuola, servono più docenti: pagate voi

“Nelle classi multietniche è importante che l’insegnante capisca il background di ogni studente – fa notare Borgonovi-. Bisognerebbe investire nella formazione dei docenti: in molti, infatti, non si sentono pronti, e chiedono di poter seguire training e corsi specifici per imparare sia un approccio pedagogico più personalizzato, sia un metodo per catturare e mantenere l’attenzione dei propri studenti”.

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Quindi dovremmo spendere soldi per i figli degli immigrati. Meglio non farli entrare ed utilizzare questi soldi per i nostri figli. O no?

Ovviamente i costi per mandare a scuola i figli degli immigrati non vengono mai inclusi nelle ricerche sui costi-benefici economici dell’immigrazione. Se lo facessero, non solo sarebbe evidente la sostituzione etnica in corso, ma anche quanto ci costa fingere di integrare i figli degli immigrati.

La prima elementare della scuola Giovanni Lombardo Radice in via Paravia 83, zona popolare e a forte immigrazione di San Siro a Milano, era stata chiusa nel 2011 dal ministero dell’Istruzione perché gli iscritti erano 17 bambini stranieri su 19. Non era arrivata così l’autorizzazione alla formazione della prima classe perché secondo la legge i non italiani non dovrebbero superare il 30% del totale degli alunni. Nel 2012 il sindaco Pisapia ne ottenne però la riapertura, con gli iscritti sempre per lo più figli di immigrati.

MILANO: ITALIANI IN VIA DI ESTINZIONE A SAN SIRO

L’anno scorso, su 131 alunni, 125 erano stranieri. Poi c’erano 6 ‘ostaggi’. Un’altra scuola, la primaria di via Dolci, a un solo chilometro di distanza dalla Radice di via Paravia, vedeva la percentuale di alunni stranieri superare l’80%.

Non stanno propriamente meglio altre scuole milanesi, tutte frequentate da un numero sempre più crescente e dominante di non italiani: gli istituti di via Padova, via Vespri Siciliani al Giambellino, via Monte Velino, (zona piazzale Cuoco), via Bodio (alla Bovisa), via Scialoia ad Affori, Quarto Oggiaro, Bruzzano.

Nella classe di soli immigrati dove si parla ‘a gesti’

Ovviamente la stragrande maggioranza di questi alunni stranieri non parla neppure italiano o lo parla malissimo, con inevitabile danno allo svolgimento dei programmi didattici. Non solo, le assenze quotidiane tendono a rendere queste scuole più che dei ghetti pubblici, degli istituti fantasma dove si aggirano di tanto in tanto gli studenti che timbrano giusto qualche volta il cartellino.

Ma queste scuola ‘ghetto’ si moltiplicano in tutta Italia. A Venezia, Mestre e Marghera in alcune scuole i figli di immigrati sono oltre l’83%, mentre il tetto dovrebbe essere del 30%

A Torino ci sono due classi prime elementari dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi (Perotti, Deledda e D’Acquisto) in cui non c’è neppure un bambino italiano. Fanno parte del plesso D’Acquisto, dichiarato inagibile e per questo ubicate nella scuola media Croce, in una zona tra le più multietniche di Torino.

“In tutte le classi – spiega la preside Aurelia Provenza, arrivata da Palermo il 22 agosto – la percentuale di stranieri è il 60% degli iscritti. I più numerosi sono rumeni, cinesi, marocchini e moldavi. La nostra è una scuola dell’accoglienza”. No, la vostra è la scuola della sostituzione etnica. Paghiamo le tasse per farci invadere ed insegnare l’italiano ai figli degli invasori.

Sulle classi senza italiani la preside spiega che “i bambini sono stranieri di seconda generazione, hanno frequentato la scuola materna e hanno già una prima alfabetizzazione. Le maestre sono docenti di ruolo da tanti anni, sono molto competenti”. E promette: “Faremo di questi bambini dei cittadini italiani a tutti gli effetti”. Certo, come no.

E la soluzione non è certo l’integrazione forzata. Molto meglio classi solo di immigrati da una parte che un infernale melting pot dove i bambini italiani si sentono stranieri in patria.

L’idea del ‘tetto’ è una stupidaggine: il tetto va messo nel non farli entrare in Italia, non nello sparpagliarli sul territorio e nelle scuole.

L’emergenza è quella di abrogare i ricongiungimenti familiari. Altrimenti faremo la fine della Francia (foto in alto).

E non è solo una questione qualitativa:

Troppi immigrati in classe, ‘francesi’ somari d’Europa

Più il cancro multietnico è concentrato, meno intacca il corpo sociale. Più semplice sarà curarlo.

E’ infatti meglio concentrarli. Così il degrado multietnico rimane circoscritto e concentrato. E poi casa. Loro.

Ci stiamo avviando verso la società di tipo americano: completamente atomizzata. Putnam, studioso di Harvard per primo analizzò con dati e numeri, il fenomeno della frammentazione sociale causata dall’immigrazione. Non c’è ritorno.

Robert Putnam ha dimostrato come, più una comunità è “diversa” dal punto di vista culturale e razziale, più questa diviene non cooperativa ed emotivamente frammentata.




3 pensieri su “Le 3.171 scuole ‘italiane’ senza italiani: alleviamo i figli degli altri”

  1. non sono ne il primo , ne l’ultimo che asserisce che la sinistra sta imponendo l’ immigrazione clandestina per far precipitare tutta la società Italiana ed europea ad uno stato di precarietà e per distrugere gli elementari diritti che in tanti anni di fatica ci siamo fabbricato passo dopo passo finché ci faranno tornare al epoca della ragione da loro imposta . Peggio del Medio Evo , O ci riprendiamo il nostro Orgoglio o finiremo a fare lo zerbino di questi clandestini . E la legge del importato che lo classifica più forte del autoctono , e lo sconfigge . Per il Bene vostro anche di quei cogljoni che li fanno arrivare , cominciate svegliarvi , per poi non dormire in eterno .

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