Ha fregato 50mila euro ai terremotati: Di Maio lo porta al Ministero degli Esteri

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Gli ‘honesti’. Paolo Dionisi, condannato per essersi appropriato di fondi destinati al terremoto dell’Abruzzo, viene graziato da DiMaio e portato alla Farnesina dove gestirà le iniziative per la crisi in Siria.

Grand hotel Farnesina. Dove ti dimetti nel 2015 dopo una sospensione per sei mesi per qualche storia che non andava evidentemente bene. Poi ti becchi una condanna della Corte dei Conti a risarcire quasi 50mila euro al ministero successivamente a un’altra condanna, questa volta penale, a un anno e quattro mesi per peculato. Nonostante tutto questo, fai domanda per rientrare in servizio quattro anni dopo, ti riammettono e la riabilitazione è bell’e fatta con l’incarico di coordinare le iniziative per la crisi in Siria. Questa funzione è arrivata il 9 settembre, ovvero qualche giorno dopo la nomina di Di Maio a ministro degli Esteri.
Il fortunato in questione si chiama Paolo Dionisi, una brillante carriera diplomatica con qualche disavventura di troppo. Il fascicolo dovrebbe essere in buona lingua italiana, il neotitolare del dicastero, Luigi Di Maio, farebbe bene a visionarlo.

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Anche perché la storia in questione lambisce il terremoto dell’Abruzzo. Dionisi è stato condannato per i soldi chiesti sia per il sisma che per la festa della Repubblica durante il servizio ad Abu Dhabi. Quei quasi cinquantamila euro – per la precisione 41.985 euro più altri seimila – finirono però nel dicembre 2009 dai due conti correnti intestati alla locale ambasciata italiana ai due intestati a lui e consorte. Lo scrive la Corte dei Conti nella sentenza depositata ad ottobre 2018, seguita alla sentenza penale (comunque appellata) del Gip di Roma del 13 ottobre 2016. E’ in questa che si indicano le responsabilità accertate a carico dell’ex ambasciatore ad Abu Dhabi.

Domanda: quando è stato riassunto al ministero a maggio 2019, Dionisi aveva risarcito l’amministrazione?
Il ministero conosceva sicuramente la situazione. E’ normale che chi si dimette dalla pubblica amministrazione possa poi rientrarvi a domanda nonostante una grave sentenza della magistratura? Qualcuno magari potrà dire che c’è l’appello o chissà se addirittura la prescrizione. Ma non è un buon motivo per riprendersi chi ha sbagliato, stando alla deliberazione del giudice.

Va sottolineato che lo stesso ministero degli Esteri aveva già sospeso per sei mesi il soggetto in questione. Proprio perché alla Farnesina non c’era traccia di quei soldi richiesti da Dionisi che in una lettera “ai connazionali ” precisava che “i fondi raccolti per l’organizzazione della festa nazionale sono stati destinati alla ricostruzione dell’Abruzzo“. “Approssimazione” e “ingiustificabile leggerezza”, così la magistratura contabile ha bollato il comportamento osservato dall’allora ambasciatore.




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