Facebook non è un “privato che ti ospita”, è un monopolio che viola le leggi italiane

Condividi!

Sono gli stessi che si stracciano le vesti quando un B&B si rifiuta di ospitare ‘coppie gay’, tanto per dire. Ma in quel caso “accettare le regole di chi ti ospita” non vale, evidentemente.

Eppure, a differenza dei social, ci sono migliaia di B&B tra cui scegliere, non siamo quindi in presenza di una lesione della libertà che invece vive chi si vede vietata la diffusione delle proprie idee su Facebook-Instagram.

Immaginate un locale pubblico che mettesse un cartello all’ingresso: “Chi entra accetta i nostri termini e condizioni”, tra i quali vietato entrare se hai una maglietta di CasaPound. Siamo all’assurdo che un bar non potrebbe rifiutarsi di servire qualcuno con quella maglietta, pena una condanna, ma una multinazionale lo sta facendo.

Una multinazionale che è anche un monopolio di fatto. Non è un club privato e, comunque, anche nei club privati la legge italiana è superiore alle regole private del club.

Paradossalmente c’è più speranza di una decisione positiva dei tribunali contro Facebook in Italia rispetto agli Usa, dove il Primo Emendamento non è valido entro i confini di società private che sono libere di ‘discriminare’ a meno che il loro status non venga equiparato a ‘servizi pubblici’. Potrebbe farlo Trump con un decreto presidenziale, ma dorme.

E poi, non prendiamoci in giro, ai social non interessa se vengono violati i propri TOS, ma chi li viola:

http://archive.is/l7GOm

Altrimenti il signorino sarebbe già fuori da anni.

Chissà cosa direbbe se i Benetton gli rifiutassero l’utilizzo delle autostrade: muh privato? Facebook è l’autostrada dell’informazione, oggi.

In sintesi: Facebook non è un proprietario di casa che è re in casa sua, è un monopolista di fatto che sta condizionando la libertà di milioni di cittadini. Addirittura inquinando il processo elettorale vietando le proprie piattaforme a due partiti politici regolarmente registrati.




3 pensieri su “Facebook non è un “privato che ti ospita”, è un monopolio che viola le leggi italiane”

  1. Guardate che fare questo discorso è pericoloso perché porta al “controllo degli accessi alla rete”: non vi faranno più navigare se non firmerete digitalmente con nome e cognome assumendovi ogni responsabilità per la vostra attività.
    Meglio attaccarli “economicamente”.

    1. Ma cosa stai dicendo??? Ma perché non ti informi meglio, anziché continuare a scrivere fesserie senza capo né coda? Cosa vuol dire “controllo degli accessi alla rete”??? E allora secondo te domani Benetton (che possiede Autostrade) potrebbe obbligare le auto a scrivere sul paraurti il nome e cognome del proprietario, oltre alla targa???? Ma ti rendi conto di quello che scrivi???? Navigare in rete è un DIRITTO, che non può essere calpestato da chi ha il controllo di una o più piattaforme. Negli USA fb ha dovuto pagare una supermulta di 5 mld di dollari, per violazione della privacy degli utenti, e in Italia non ha mai pagato una quantità di imposte. Quindi comincino ad abbassare la cresta, che hanno già rotto i coglioni. Oltre tutto è pazzesco che google, fb, amazon, ecc. vadano ai G8 presentandosi come “un altro stato”, quando semmai dovrebbero accettare TUTTE le regole dei VERI stati. Rubano soldi ai cittadini, poiché non pagano quasi mai le imposte e hanno sedi nei paradisi fiscali, danno servizi pessimi, discriminano illegalmente tra utenti, eppure pretendono di fare la voce grossa. Si fottano!

Lascia un commento