Piano Pd-M5s: riaprire i centri accoglienza chiusi da Salvini, ci vogliono inondare di immigrati

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Il centro di accoglienza di Cona, così come quello della vicina Bagnoli di Sopra, chiusi da Salvini, pronti a riaprire.

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Ci sarebbe anche la riattivazione di questi centri, dedicati all’accoglienza dei richiedenti asilo, tra i programmi – in via di formazione – del governo del ribaltone. Centri chiusi da Salvini.

I dem, infatti, appaiono decisi a rimettere in moto la macchina dell’ospitalità. La priorità – a quanto trapela- è quella di riaprire il Cara di Mineo, che costerebbe circa di 41 milioni di euro per 2.400 posti. Per quanto riguarda il Veneto, bollino rosso sui centri di Cona e Bagnoli (gli ultimi impegni di spesa sono stati rispettivamente di 20 e 30 milioni di euro): nei due paesi, lontani pochi chilometri, la popolazione locale e le amministrazioni comunali hanno più volte dichiarato la propria contrarietà agli insediamenti.

Per effetto del Decreto Sicurezza e la chiusura dei porti, Salvini ha chiuso in un solo anno oltre 2mila centri di accoglienza:

Salvini ha chiuso 2mila centri accoglienza aperti dal PD

Ora, il governo del ribaltone vuole riaprirli tutti.

L’obiettivo piuttosto, una volta allontanato Matteo Salvini dal Viminale, risiede nel riaprire velocemente i centri Cas chiusi in questi 15 mesi. Non riuscendo a cancellare con un colpo di spugna i decreti Sicurezza e Sicurezza bis l’obiettivo che si prefiggono i fiancheggiatori del Partito democratico è diventato piuttosto quello di accogliere i neo arrivati, presunti profughi, scaricati dalle navi delle Ong e rimettere in moto la macchina dell’invasione.

Di fatto è stata interrotta sia l’era dei porti chiusi che quella degli sbarchi fantasma nelle calette e rade siciliane. Onlus, cooperative sociali, enti benefici ripartono proprio da dove aveva lasciato il governo Gentiloni. Tant’è che l’esercito dei benefattori si sta rimettendo all’opera assieme a sindacati e patronati per realizzare velocemente un progetto da sottoporre al futuro ministro dell’Interno e ridare ossigeno a quell’elettorato attivo che costituisce l’esercito degli operatori umanitari, degli assistenti di comunità e collaboratori del mondo dell’interpretariato sociale che era rimasto a secco di risorse fresche. Matteo Salvini ha chiuso, in ordine, i centri di accoglienza straordinaria di Cona e Bagnoli in Veneto, di Borgo Mezzanone in provincia di Foggia, quello di Castelnuovo di Porto a due passi da Roma e la smisurata realtà di Mineo a pochi chilometri da Catania. Non ultimo ha abbattuto la baraccopoli di San Ferdinando a Reggio Calabria. Riavviando le pratiche per aprirli di nuovo la sinistra sa bene di riuscire a mettere le mani su un plafond di 150 milioni almeno. Conteggiati solo come spesa preventiva.

A oggi l’idea che campeggia tra i Dem è proprio quella di è rimettere in moto la macchina dell’ospitalità facendo leva sul buon cuore degli italiani contro la cattiveria dell’orco Salvini. Obiettivo prioritario è riaprire Mineo. Che consentirebbe di distribuire soldi a pioggia pari a circa 41 milioni di euro e riattrezzare i 2.400 posti. Senza contare l’appalto milionario per la ristrutturazione delle casette e dei giardinetti circostanti. A seguire la riattivazione di Borgo Mezzanone. Qui la torta, a preventivo, sarebbe di 32 milioni annui per 650 posti. E ancora Castelnuovo di Porto dove la cooperativa Auxilium è in trepidazione per partecipare a quello che potrebbe essere il nuovo appalto milionario: 21 milioni iniziali all’anno per 500 ospiti. Più cauti si dovrà andare in Veneto tra Cona e Bagnoli (gli ultimi impegni di spesa sono stati di 20 e 30 milioni rispettivamente): qui però la popolazione locale e altrettanto l’amministrazione ha intenzione di opporsi con tutte le proprie forze alla riapertura d’imperio dei ghetti.

Allo stesso modo non sono da sottovalutare gli appalti assegnati e poi congelati per le tensostrutture portuali a Reggio Calabria. Risorse complessive dell’ordine di qualche milione. Insomma conclusasi l’era salviniana si riparte peggio di prima. La corsa per il recupero dei 15 mesi perduti potrebbe interessare anche altri capitoli dei decreti Sicurezza: la rievocazione dello spauracchio della protezione umanitaria e l’ospitalità negli ex centri Sprar (ora Siproimi) non soltanto dei minori non accompagnati, come stabilito dalla normativa in vigore, ma riaprire le porte ai richiedenti asilo e ai diniegati che hanno fatto ricorso a certa magistratura docile dinanzi ai clandestini dichiarati.

Il Pd, dal 2013, ha scaricato in Italia quasi 100mila nigeriani, quasi tutti arrivati sui barconi: è come se avessimo traghettato un esercito ostile in Italia.

Fino al 2013, anno in cui il Pd ha preso in mano il governo da solo, con un golpe di palazzo, i nigeriani non erano nemmeno tra le prime dieci nazionalità di ingresso. Poi il boom. In un crescendo che ne ha portati nel 2017 quasi 30 mila in un solo anno. Come se volessero accelerare questo trasferimento in vista dell’arrivo di un nuovo governo.

Ma nessuna procura si è mai sognata di indagare su questo.

Se fosse un processo, l’accusa evidenzierebbe il fatto che per favorirne la permanenza in Italia, dopo averli traghettati, la stessa parte politica aveva inventato una nuova figura di asilo, la ‘protezione umanitaria’, fatta su misura per i nigeriani: che non fuggendo da alcuna guerra, non avrebbero potuto essere accolti.

Accuserebbe poi il Pd di averlo fatto per rifornire le Coop del partito di clienti a spese dei contribuenti. Un accusa particolarmente brillante, potrebbe poi sostenere che lo strano aumento di nigeriani sui barconi, coinciso con l’inizio dell’operazione Mare Nostrum fortemente voluta dal Pd, non sia stata casuale: possibile che il Pd abbia svenduto la sicurezza dei cittadini ‘solo’ per arricchire le coop? O c’era dietro dell’altro?

Detto più chiaramente: qui abbiamo un’organizzazione criminale che vuole trasferire in Italia migliaia di propri soldati, dall’altra parte abbiamo un governo che organizza una sorta di servizio taxi dalla Libia all’Italia, a cui poi si unisce quello privato delle Ong, tutte dai finanziamenti opachi: qui prodest?

Fatto sta che, alla fine, l’esercito della mafia nigeriana è stato trasferito in Italia. Ragazzine sono state uccise. La droga circola a prezzi sempre più stracciati con una distribuzione capillare.

Qui abbiamo il movente. L’arma. E la vittima. Di tutto questo dobbiamo ringraziare il Pd.

Ma pare che nessun magistrato se ne interessi. Vogliono processare Salvini. Colui che, questo flusso di soldati della mafia nigeriana, l’ha bloccato:

Salvini ha azzerato gli sbarchi di nigeriani: 21 in 6 mesi

Ovviamente, il PD non ha avuto e non ha alcun rapporto con la mafia nigeriana. Quindi una bella commissione di inchiesta servirebbe a mettere a tacere chi dice che gli 80 mila nigeriani sbarcati in questi anni siano un do ut des con Benin City.




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