Rivolta immigrati contro poliziotti: tutti condannati

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Sono stati condannati con rito abbreviato i 7 richiedenti asilo africani arrestati per la rivolta contro i poliziotti e i vigili del fuoco intervenuti, lo scorso 4 agosto, per spegnere un incendio al Centro di accoglienza straordinaria di via Aquila, a Milano:

Centro accoglienza in fiamme, immigrati prendono a sassate pompieri

Il Tribunale dopo aver accolto l’istanza della difesa di rito alternativo, quindi con sconto di 1/3 della pena automatico.

Per il fancazzista accusato di danneggiamento per aver lanciato un mattone che non ha colpito i pompieri ma uno dei loro mezzi, la pena inflitta è stata di 8 mesi. Un anno e mezzo di reclusione è invece stata la condanna per gli altri sei immigrati ritenuti colpevoli di lesioni e resistenza nel confronti degli agenti. Per tutti non è stata concessa la sospensione condizionale della pena. L’accusa aveva chiesto per ognuno due anni di reclusione, mentre il difensore, l’avv. Luca Orunesu, l’assoluzione e comunque di tener conto delle diverse condotto in capo a ciascuno.




4 pensieri su “Rivolta immigrati contro poliziotti: tutti condannati”

  1. Finalmente la Magistratura,esegue il lavoro come si deve.
    Ma devono essere RIMPATRIATI……………………basta regalini a questa gente…INUTILI a casa LORO, INUTILI,in Italia.

    1. Perché ridurre la pena? Ciò che resta , cioè i 2/3, la scontreranno in carcere a spese degli italiani? Non basta la pena. FACCIAMOGLI ASFALTARE LE TANGENZIALI DI MILANO A PARTIRE DAL 15 SENZA RETRIBUZIONE FINO A SFINIMENTO , che c’è poco traffico, SI ANNULLA AUTOMATICAMENTE LA FALSA RICHIESTA DI ASILO, POI SI FA PRENOTARE UN CHARTER DALLA LORO AMBASCIATA X RIMPATRIO ALTRO CHE CARCERE E SI FANNO PAGARE I DANNI CAUSATI. altro che carcere. Per questa feccia il carcere è come una pensione a 2 stelle

  2. Bravo: è l’unico sistema per non farli arrivare. Lavori forzati, magari con la palla di ferro alle caviglie, a spaccare pietre, a sistemare strade per 14 ore al giorno, a sistemare gli argini dei fiumi, sorvegliati a vista. Chi non lavora non mangia, come usava fare il “compagno” Tito. Una volta espiata la pena subito espulsi.

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