Milano, commercianti vivono barricati nei negozi: “Assediati da immigrati”

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I commercianti milanesi nei pressi della stazione Centrale vivono asserragliati dentro il proprio negozio: «La situazione negli ultimi mesi sta degenerando» dicono.

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Emilio Boccalini, il presidente di Taxiblu 4040 due giorni fa ha parlato di «preoccupante escalation di degrado».

Non si limita più a bivaccare in piazza Duca d’Aosta, trascinando le giornate, anche con attività illecite. Arriva a fare incursioni direttamente dentro i bar e negozi «con le richieste più assurde» dice il titolare del bar Direzionale di via Tonale, un’istituzione per le colazioni all’alba dal 1952. Da un anno la gestione è passata ad Alessio Squilla: «Apro alle 5.30. All’alba è agghiacciante. Trovo clochard che dormono di fronte al mio locale, gente che litiga e si lancia le bottiglie, sirene della polizia a tutto andare. Sembra di stare al Bronx. Di giorno c’è gente che vuole sedersi al tavolo per godersi l’area condizionata senza fare alcuna consumazione. Nel weekend è pure peggio. Al primo piano ho il ristorante. Al sabato sera sono costretto a tenere chiuse le saracinesche altrimenti nel bar si fionda dentro della gentaglia. Come faccio ad accogliere i clienti che vogliono cenare? Ho dovuto organizzarmi così: mi chiamano al cellulare perché vada ad aprire loro la porta. Poi ci chiudiamo ancora dentro».

Non metti muri alle frontiere? Ti devi barricare dentro.

Raffaele Volonnino, parrucchiere maschile: «Mi hanno portato sull’orlo dell’esasperazione. Entravano in negozio per chiedere soldi. O farsi tagliare i capelli gratis. Più volte abbiamo chiamato la Guardia di finanza che sorge proprio di fronte».

«Cominciano a raccontare che sono appena usciti dal carcere, che hanno figli da mantenere. Una commedia per farsi sganciare del denaro. Qui va sempre peggio. Molti esercenti italiani se ne sono andati da un pezzo». Al posto delle botteghe sorgono «i minimarket etnici che vendono alcol a poco prezzo» racconta Sara Potenza di Boulangerie&Fruit di via Filzi. Anche la sua panetteria è bersagliata da incursioni non gradite: «Danno fastidio ai clienti e vogliono qualcosa da mangiare senza passare alla cassa. Un pezzo di focaccia a chi ha fame non lo nego. Ma non posso sfamare tutti».

Carlo Bianculli, titolare di un chiosco di souvenir in piazza Duca d’Aosta: «L’assembramento è continuo. Bivaccano, mangiano, fanno i loro bisogni nelle aiuole e spacciano. Il danno commerciale è fortissimo. Chi vuole che si avventuri fino al mio bazar?».

Il primo responsabile di questo schifo è Bersani con le sue famigerate ‘liberalizzazioni’ che hanno dato il via al pullulare di tumori etnici chiamati ‘negozi’. E per fortuna i taxi hanno bloccato il blitz, altrimenti avremmo anche tassisti pakistani che stuprano le ragazze come a Londra.




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