Bibbiano, italiano vive in auto e chiede casa popolare a sindaco PD: gli portano via la figlia

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Il reporter Claudio Bernieri si occupa dei ‘casi Bibbiano’. Uno di questi casi è alle porte di Milano. Nella città più ‘straniera’ d’Italia.

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Francesco D’Addona perde il lavoro, ha lo sfratto, finisce sulla strada con la moglie e la figlia tredicenne Francesca. E inverno, la famiglia sfrattata si accomoda nella vecchia auto parcheggiata davanti al Comune di Baranzate.

Francesco fa una domanda per una casa popolare ma intanto sloggia, finisce di nuovo in macchina, lui porta la figlia Francesca in Comune dopo cinque notti in auto, e la tredicenne Francesca finisce in una casa famiglia.. Una odissea , una via crucis. Papà mi manchi, scrive la figlia al padre lontano che a 37 gradi all’ombra dorme ancora in auto.

Le case popolari, il sindaco di Baranzate, PD, le dà agli immigrati. I bambini degli italiani, invece, se li portano via.

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Un italiano perde il lavoro e rimane senza casa, chiede aiuto al sindaco, e cosa fanno? Gli portano via la figlia. Si sta abusando della legge sugli affidi, che dovrebbe essere limitata a gravi problemi, come genitori violenti o peggio. Nel caso di genitori poveri, li si aiuta, cazzo. Non si portano loro via i figli.

E intanto, potranno restare a casa i due ragazzi di Jesolo che pochi giorni fa erano scappati dalla comunità in cui erano stati rinchiusi nove mesi fa quando erano stati strappati con la forza (con tanto di porta sfondata) alla famiglia da una ventina di agenti, assistenti sociali ed operatori. Il Tribunale per i minorenni di Venezia con decreto 352/2016 RR del 23 luglio 2019 ha riconosciuto il loro diritto agli affetti familiari. Potranno dormire a casa tra le braccia dei loro amati genitori e dovranno frequentare un centro diurno.

L’avvocato della coppia, Francesco Miraglia ha commentato così il provvedimento: “Sono soddisfatto della decisione del Tribunale di sposare le nostre tesi. Tuttavia mi sorge un dubbio atroce. Ma che cosa è cambiato rispetto a nove mesi fa? Il provvedimento odierno poteva essere emesso nove mesi fa senza causare un trauma ai ragazzi e risparmiando decine di migliaia di euro dei contribuenti che sono finite nelle casse di una struttura educativa privata. Se i ragazzi non fossero fuggiti forse sarebbero ancora lì e nessuno si sarebbe mosso per ascoltarli e verificare gli effetti di questo provvedimento autoritativo.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani è stato lieto di apprendere la notizia che i ragazzi potranno restare a casa con i loro cari, come sancito dalla legge italiana, dalle convenzioni internazionali e soprattutto come raccomandato all’Italia nelle osservazioni del Comitato dei Diritti del Fanciullo dell’ONU del 28 Febbraio 2019.

“Già nove mesi fa avevamo criticato l’esecuzione di un provvedimento invasivo e altamente lesivo dei diritti dei ragazzi. Ringraziamo il Tribunale per questa decisione. Tuttavia abbiamo manifestato ugualmente per chiedere fermamente che CHI HA SBAGLIATO PAGHI. La psicologa dei Servizi Territoriali, che ha promosso questo provvedimento coercitivo e non avrebbe vigilato sulle condizioni di cattività dei ragazzi, costretti a scappare per manifestare la loro volontà, dovrebbe essere chiamata a rispondere del suo operato, altrimenti questi abusi continueranno ad accadere.

Le persone presenti alla manifestazione hanno mostrato cartelli in cui si chiedeva di rimuovere gli psichiatri dai tribunali, di porre fine alla filiera diagnostica psichiatrica alla base delle sottrazioni illecite e di punire i responsabili di queste violazioni dei diritti umani. Presenti anche alcune mamme, papà, nonni e familiari che hanno raccontato la loro triste storia. Chiederemo giustizia anche per loro. Non è solo Bibbiano.”

No. Non è solo Bibbiano.




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