“Avete tre strade e le abbiamo costruite noi nel ‘39”

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A raccontare l’accaduto in un post su Facebook è il blogger Lorenzo Tosa, passeggero del Frecciabianca che da Roma era diretto a Genova:

All’altezza di Livorno “delle urla forti e indistinte arrivano nel nostro vagone” ma poco dopo si sente la ragazza dire “razzista! Fascista!” e dall’altra parte l’uomo che ribatte:”Ma quale fascista. Zitta, negra, che c’avete tre strade e le abbiamo costruite noi nel ‘39”.

Ed è a questo punto che Tosa cerca di intervenire ricordando all’uomo che “con la sua divisa rappresentava il treno e il nostro Paese” e solo dopo “è intervenuto il controllore, richiamato dalle urla, l’ha obbligato a scusarsi”. Ferrovie dello Stato, contattata dal Corriere della Sera, ha precisato che “il comportamento dell’operatore, riportato da un viaggiatore al capotreno, è stato segnalato alla società appaltatrice che gestisce il servizio di pulizia” e che “Trenitalia vigilerà affinché la ditta, esterna al Gruppo FS Italiane, adotti tutti i provvedimenti ritenuti necessari”. E ancora:”Scusandosi con la viaggiatrice, come già fatto di persona dal capotreno, Trenitalia condanna l’episodio confermando la sua attenzione verso tutti i passeggeri e le loro esigenze”. Lorenzo, dopo aver pubblicato il post, ha ricevuto una telefonata dalla ragazza di colore che ha difeso: “Grazie ancora di avermi dato il tuo numero. Ti ringrazio ancora. Grazie alla tua presenza dimenticherò tutto il dolore che c’era dentro di me”.

Ora, basta dare un’occhiata al profilo facebook del Tosa per farsi venire più di un dubbio. Un paio di post a caso:

E non è nuovo alla diffusione di bufale:




Un pensiero su ““Avete tre strade e le abbiamo costruite noi nel ‘39””

  1. Tosa, vuoi essere il mio primo iscritto per la “Cura Ludovico”?
    Giuro che funziona, alla decima lezione non potrai più fare a meno della figa.
    No, non sono elettrodi, dai stai tranquillo e siediti qui. No, non sono cinghie, sono aiuti per la costrizione. Il tuo chiamarli cinghie è molto razzista. E ora taci che ti spillo le palpebre.

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