Scafista confessa: «Mettiamo poca benzina contando sulle Ong» – VIDEO

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A testimoniare il blocco e respingimento in Libia da parte della Guardia costiera libica di questo barcone:

Respinti in Libia 40 clandestini diretti in Italia

C’era anche un giornalista del Corriere. Intercettato un gommone partito, rimasto senza benzina: «Sapevamo che ce n’era poca, speravamo nelle Ong». Ecco svelato il trucco, come sapevamo: la presenza delle ong è decisiva, i gommoni sono di qualità sufficiente solo a raggiungere il limite delle acque internazionali, dove attendono le navi delle ong. Chi arriva in Italia, ormai, parte dalla Tunisia, non dalla Libia.

«Siamo partiti alle dieci di sera con ottanta litri di benzina per il nostro Yamaha da 40 cavalli made in Cina. Ma già quattro ore dopo avevamo perso l’elica. Siamo rimasti alla mercé delle onde per dodici ore mentre il vento ci spingeva verso Est. Comunque sapevo bene che la benzina non sarebbe bastata per raggiungere le coste italiane e neppure maltesi. Speravamo di essere raccolti da una nave delle Ong», spiega Mohammad Kondù, un ventenne della Costa d’Avorio, che ammette di essere stato lo scafista del mezzo. Si copre il volto. Alla vista della barca libica ha gettato in acqua il telefono satellitare che gli serviva per determinare la rotta col Gps ed eventualmente parlare con gli scafisti a terra.

In pratica apprendiamo che le ong collaborano con gli scafisti, che sono decisive nel moltiplicare le partenze (pull factor) e che senza di loro i barconi non riescono a sfuggire al blocco. Che partono solo perché sanno della presenza delle ong.

PS. In Libia ‘paese in guerra’ ci sono andati loro, non ce li ha portati nessuno a forza.




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