Immigrato voleva fare esplodere centro commerciale a Milano per ISIS: condannato a 4 anni

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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per Nadir Benchorfi, l’immigrato colpevole di “partecipazione all’organizzazione terroristica sovranazionale denominata Stato Islamico”, che voleva fare saltare in aria un centro commerciale pieno di italiani.

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L’islamico, un 33enne marocchino, era stato fermato nel dicembre del 2016 in un appartamento di Milano, zona San Siro. Quartiere occupato di Milano: stava progettando un grave attentato terroristico, nello specifico al frequentatissimo centro commerciale di Arese, a nord del capoluogo lombardo.

Sul telefono cellulare che gli fu sequestrato gli inquirenti trovarono un grande quantità di materiali allarmanti e rivelatori, come foto di leader islamisti, immagini di esecuzioni, video di combattimenti in Siria e tracce di soldi (6mila euro) inviate a foreign fighters (immigrati che vivono in Europa che vanno a combattere con ISIS) pronti a partire proprio per il Paese arabo, dove imperversavano jihadisti e tagliagole. E nello stesso smartphone, soprattutto, c’erano le foto del centro commerciale di Arese che gli investigatori hanno messo in relazione “con la frase nella quale aveva parlato di un programma, per la cui attuazione era necessaria un po’ di esperienza in vista della buona ricompensa di Dio, e considerata significativa della volontà di organizzare un attentato ai danni della struttura”.

Secondo chi ha indagato sulla condotta e sulle mosse dello straniero “le attività di intercettazione e monitoraggio dei flussi economici ci hanno permesso di avere molte conferme. Il sospettato riceveva le indicazioni per l’invio di soldi a combattenti, per lo più foreign fighters, attraverso money transfer. Versamenti da 50 a 600 euro per volta e in diversi Paesi africani e del Medio Oriente”.

La Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dai legali di Benchorfi, basato sulla presunta “assenza di prove circa l’esistenza di un contatto operativo reale tra il giovane” e “l’associazione terroristica”. Per i giudici, le motivazioni della Corte d’Assise d’Appello si sono mantenute nei limiti dei principi elaborati dalla Cassazione “in tema di partecipazione ad associazione terroristica”. Il 33enne nordafricano, inoltre, avrebbe avuto contatti con un “soggetto che ha credibilmente rivendicato la sua appartenenza all’Isis”.

Quattro anni ad un terrorista che voleva fare una strage di innocenti. Invece 12 anni al povero Traini che, come direbbe Orfini, “in stato di necessità” ha sparato ad un gruppo di presunti spacciatori nigeriani.




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