Profughi: “Per colpa di Salvini non possono giocare in Serie A”

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Quando il Decreto Salvini ha tagliato drasticamente i fondi per il business dell’accoglienza, i primi a saltare sono stati servizi “accessori”, quelli che non rientrano nel già eccessivo vitto e alloggio, come l’interprete e il mediatore culturale, i corsi e i laboratori che aiutavano i profughi ad inserirsi nella nuova comunità; le ore di medici e infermieri sono state ridotte, così come il numero degli operatori, con i conseguenti licenziamenti. E fra le varie cose che c’erano e non ci saranno in futuro, all’ex Caserma Serena di Treviso, c’è il calcio: la squadra di calcio amatoriale non giocherà più. Le due formazioni del Cas non hanno i soldi per iscriversi al campionato.

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I ragazzi si erano distinti vincendo per due volte i loro gironi, passando velocemente dalla serie C alla B, e quest’anno avrebbero dovuto disputare la serie A. Invece il taglio ai servizi e ai fondi ha costretto Gianlorenzo Marinese, presidente di Nova Facility (la società che dal 2015 gestisce la Serena) ha dovuto ripensare le attività sportive: «Non lasciamo il calcio, disputeremo ancora qualche torneo, ma ci siamo indirizzati su altri sport».

Pagavamo anche l’iscrizione di questi parassiti ai campionati di calcio. Africani che ci sono stati scaricati per l’unico motivo di foraggiare le coop.




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