Smantellato clan Mafia Nigeriana: si erano spartiti l’Italia, arrivati coi barconi grazie al PD

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Si erano spartiti l’Italia, i boss della mafia nigeriana, che nella «Bibbia verde», il documento segreto che stabiliva Statuto e regole impartite dai boss, avevano diviso il Paese in tre aree: Il Nord e Centro Italia, dominato dai gangster delle famiglie Vaticana e Latina (Piemonte), il centro, soggiogato dai capi di «Rome empire» e il regno di Sicilia e Sardegna, dei «Light Sicily».

Nella “Green Bible”, documento preziosissimo per l’indagine della squadra mobile e della polizia municipale di Torino coordinate dalla Dda, c’erano i «comandamenti» della mafia nigeriana, le regole del gruppo criminale, i vertici, la gerarchia. La punizione per chi voleva uscire dalla setta era una sola: la morte. Il nigeriano che venne trovato morto a Roma nel gennaio del 2018 è soltanto una delle vittime della mafia africana. Efferati i riti di affiliazione, in cui scorreva sempre il sangue. Una mafia che conta su migliaia di schiavi, che vendono droga, chiedono l’elemosina, e di schiave, le prostitute.

Il grande blitz iniziato all’alba del 18 luglio ha fatto scattare le manette per 30 persone, affiliati e capi, ma sono 40 i nigeriani ricercati in totale dalla polizia: una decina sono in fuga. Sono ancora in corso le operazioni in tutto il Nord e Centro Italia. A tutti viene contestato il reato di 416 bis, finalizzato alla prostituzione, traffico di droga, riciclaggio di denaro e tratta degli esseri umani. Ma si stima che in Italia siano migliaia i nigeriani dei cult, se si pensa che le famiglie sono almeno quattro e per ognuna ci sarebbero mille affiliati.

Gli arrestati odierni sono del cult Maphite, sinora rimasto in una posizione più silente rispetto agli altri già emersi alle cronache, ma non meno pericoloso, diffuso e potente degli altri. Tra i destinatari dei fermi coloro che ricoprivano un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione criminale, uomini che decidevano le nuove iniziazioni, che gestivano la prostituzione, che mantenevano i rapporti di forza con le altre organizzazioni criminali, che gestivano lo spaccio di droga nelle piazze cittadine. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dalla procura di Torino in coordinamento con i provvedimenti restrittivi emessi dalla procura di Bologna. Per eseguire i provvedimenti restrittivi e le perquisizioni sono stati impegnati complessivamente più di trecento agenti.

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Sono decine i fermi eseguiti dalla squadra mobile della Questura di Bologna, in collaborazione con i colleghi di altre province dell’Emilia-Romagna e di Bergamo, in un’operazione contro la mafia nigeriana. Che secondo il Pd non esiste.

Agli indagati è contestata l’associazione di tipo mafioso.

Sono stati ricostruiti ruoli, gradi, gerarchie e regole di funzionamento all’interno dell’organizzazione criminale che si occupava di spaccio di sostanze stupefacenti e uso indebito di strumenti di pagamento elettronico. Sono emersi anche frequenti e violenti scontri con altri gruppi nigeriani.

Tipico e conosciuto soltanto dagli adepti il modo di comunicare; rituale e prestabilita la modalità di ingresso all’interno dell’organizzazione, di affiliazione, rigidissime le regole di comportamento e puntualmente codificate, a ripercorrere in parte quelle più conosciute delle organizzazioni di tipo mafioso italiane.

Il Pd, dal 2013, ne hanno scaricati in Italia quasi 100mila, quasi tutti arrivati sui barconi: è come se avessimo traghettato un esercito ostile in Italia.

Fino al 2013, anno in cui il Pd ha preso in mano il governo da solo, con un golpe di palazzo, i nigeriani non erano nemmeno tra le prime dieci nazionalità di ingresso. Poi il boom. In un crescendo che ne ha portati nel 2017 quasi 30 mila in un solo anno. Come se volessero accelerare questo trasferimento in vista dell’arrivo di un nuovo governo.

Ma nessuna procura si è mai sognata di indagare su questo.

Se fosse un processo, l’accusa evidenzierebbe il fatto che per favorirne la permanenza in Italia, dopo averli traghettati, la stessa parte politica aveva inventato una nuova figura di asilo, la ‘protezione umanitaria’, fatta su misura per i nigeriani: che non fuggendo da alcuna guerra, non avrebbero potuto essere accolti.

Accuserebbe poi il Pd di averlo fatto per rifornire le Coop del partito di clienti a spese dei contribuenti. Un accusa particolarmente brillante, potrebbe poi sostenere che lo strano aumento di nigeriani sui barconi, coinciso con l’inizio dell’operazione Mare Nostrum fortemente voluta dal Pd, non sia stata casuale: possibile che il Pd abbia svenduto la sicurezza dei cittadini ‘solo’ per arricchire le coop? O c’era dietro dell’altro?

Detto più chiaramente: qui abbiamo un’organizzazione criminale che vuole trasferire in Italia migliaia di propri soldati, dall’altra parte abbiamo un governo che organizza una sorta di servizio taxi dalla Libia all’Italia, a cui poi si unisce quello privato delle Ong, tutte dai finanziamenti opachi: qui prodest?

Fatto sta che, alla fine, l’esercito della mafia nigeriana è stato trasferito in Italia. Ragazzine sono state uccise. La droga circola a prezzi sempre più stracciati con una distribuzione capillare.

Qui abbiamo il movente. L’arma. E la vittima. Di tutto questo dobbiamo ringraziare il Pd.

Ma pare che nessun magistrato se ne interessi. Vogliono processare Salvini. Colui che, questo flusso di soldati della mafia nigeriana, l’ha bloccato:

Salvini ha azzerato gli sbarchi di nigeriani: 21 in 6 mesi

Ovviamente, il PD non ha avuto e non ha alcun rapporto con la mafia nigeriana. Quindi una bella commissione di inchiesta servirebbe a mettere a tacere chi dice che gli 80 mila nigeriani sbarcati in questi anni siano un do ut des con Benin City.




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