Trenta disarma l’Italia: “Blocco navale è atto di guerra”

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La missione Sophia “non è decotta e non è morta, è stata un po’ affievolita la sua capacità.
Io l’ho difesa sempre e la difendo, è stata uno strumento eccezionale, ci ha dato il grande vantaggio di lavorare con la Guardia costiera libica”.

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E’ il delirio di Elisabetta Trenta, presunto ministro della Difesa italiano. Ecco il vantaggio di Sophia:

Trenta ha nostalgia di Sophia: ha scaricato 50mila clandestini in Italia

Errare è umano, perseverare è grillino.

“Sophia va un po’ cambiata, bisogna cambiare le regole di sbarco con una condivisione europea più ampia, va ampliato il mandato per coprire il traffico del petrolio – ha sottolineato il ministro della Difesa -. Io sono per un potenziamento di Sophia”.

Certo. Ora che abbiamo quasi azzerato gli sbarchi a poco più di 3mila da quai 200mila del 2017, torniamo indietro. Roba da ricovero.

“Il blocco navale non si può fare, è un atto di guerra. Ma ci sono cose che si possono fare: oggi ho firmato una lettera al Capo di stato maggiore della Difesa per rafforzare la polizia marittima”, ha poi proseguito il ministro della Difesa.

La Trenta concepisce la guerra solo come bombardamento, non comprende che le guerre moderne si combattono anche in altro modo, con altre armi: come i barconi carichi di clandestini. Che hanno un effetto più devastante e a lungo termine dei bombardamenti. Una bomba uccide una sola volta. Un immigrato è una bomba permanente.

La Trenta verrà ricordata come un incidente di percorso.




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