Prete accoglienza imbottiva i profughi di Viagra per portarseli a letto

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Perché una parte minoritaria ma molto attiva della Chiesa di Bergoglio, soprattutto nelle alte sfere – o nell’alto bordo -, propaganda il trasferimento in Italia di migliaia e migliaia di immigrati?

Certo, dietro c’è un travisamento del messaggio evangelico. Ma tutto discende da una perversione sessuale sadomasochista che genera l’urgenza di essere sodomizzati culturalmente dall’altro.

Come nel caso di un prete impegnato da anni nell’accoglienza, che obbligava un immigrato a soddisfare le proprie voglie omosessuali.

L’immigrato che viveva da quattro anni nella comunità “Oasi 7”, un centro di accoglienza profughi a Bergamo, fondato da padre Antonio Zanotti, dall’anno scorso accusato di violenza sessuale.

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Il prete dei profughi non era nuovo a situazioni di questo tipo. L’anno scorso una volontaria venne stuprata da un suo ospite, lui coprì:

Volontaria stuprata da profugo, accuse al prete: “Ha coperto colpevoli”

Chissà, magari si coprivano a vicenda. In tutti i sensi.

Sarebbero tre le ‘vittime’ del prete dell’accoglienza: “Nonostante non fosse mio desiderio avere rapporti sessuali con il frate, non riuscivo a oppormi. Padre Zanotti cominciò a farmi dei regali costosi, qualunque cosa chiedessi me la acquistava. Se accondiscendevo alle sue richieste, mi faceva trovare dei soldi”, racconta.

“Mi minacciava che senza di lui e la sua bontà avrei passato la mia vita in mezzo alla strada insieme ai disperati”.

“Mi costrinse a prendere del Viagra. Mi diceva sempre: “Ci vogliono i soldi, caro mio, io ne ho tanti e tu non hai niente”. Lui ne ha tanti perché gestisce i centri di accoglienza dove ospita profughi a spese nostre. E oltre ai soldi se li ingroppa.

Raccontava ancora il profugo-amante di padre Zanotti: “Mi trovavo nella stazione di Bergamo quando due albanesi che conoscevo, perché residenti nella comunità di padre Zanotti, mi hanno circondato e riempito di pugni e schiaffi, lasciandomi a terra sanguinante, non prima di avermi detto: ‘Non tornare più là dentro e vedi di stare molto lontano da qui’. Adesso vivo in un luogo protetto, ma ho paura che possa accadermi qualcosa di brutto”.

C’è poi anche del materiale, tra cui alcuni filmini e foto hard, che venne depositato in Vaticano e alla Procura di Roma e sarà presto esaminato.

Quando i vescovi vi parlano di accoglienza, pensate a cosa intendono. Per molti di loro non è solo business.




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