Gay e malattie infettive: non è discriminazione, è statistica

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«L’analisi anamnestica comporta una raccolta di dati a 360 gradi. Specialmente in caso di arrivo di un paziente con una patologia, sospetta o conclamata, della quale non si conosce l’origine. E ciò accade nei reparti di Malattie infettive di tutto il mondo»: il dottor Guido Chichino, direttore della Struttura complessa delle Malattie infettive dell’ospedale ‘Santi Antonio e Biagio’ di Alessandria, elimina ogni dubbio sul caso del paziente che si è sentito discriminato per aver visto esplicitato il proprio orientamento sessuale nella lettera di dimissioni.«E tale raccolta – prosegue – comprende vari aspetti, da quelli ricreativi a quelli lavorativi: ad esempio, potremmo evidenziare se un paziente è etilista o meno, oppure se ha il diabete, perché queste segnalazioni comportano tutta una serie di eventuali patologie da tenere in conto. E comprende, a maggior ragione, gli orientamenti sessuali di tutti, e ripeto tutti, i pazienti: a seconda dei casi, viene scritto eterosessuale, bisessuale o omosessuale perché, a seconda dei casi, ci sono patologie con maggiore o minore incidenza. È una prassi abituale che viene seguita in ogni Paese del mondo».

E’ notorio: i gay hanno un’incidenza molte volte superiore di malattie infettive che si trasmettono sessualmente perché hanno una sessualità più promiscua: sono statistiche. Per questo non possono donare sangue in quasi tutti i paesi del mondo.




3 pensieri su “Gay e malattie infettive: non è discriminazione, è statistica”

  1. Non solo per la maggiore promiscuità, ma soprattutto per motivi “istologici” come ha ben messo in evidenza la dott.ssa De Mari che anche per questo è stat messa in croce dai movimenti lgbt (o come cacchio si chiamano)

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