Traini rimane in carcere, Rackete è invece libera: lui ha sparato a spacciatori, lei ha speronato militari

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Pur non avallando l’impresa di Traini, è impossibile non notare l’ingiustizia e la differenza di trattamento

Luca Traini, il 30enne autore del raid a colpi di pistola contro un gruppo di presunti spacciatori nigeriani, alcuni poi identificati con certezza come tali, a Macerata il 3 febbraio 2018, resterà in carcere. Incredibile.

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Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo l’istanza della difesa che aveva chiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

Traini è in carcere ad Ancona dopo essere stato condannato dalla Corte d’Assise di Macerata a 12 anni di carcere per strage aggravata dai motivi d’odio razziale. Mentre Rackete che ha tentato di uccidere 5 militari italiani speronandoli è libera di spruzzare il suo odio razziale anti-italiano in giro per l’Europa.

Il processo d’appello inizierà il 26 settembre ad Ancona. L’udienza in Cassazione si era tenuta il 12 luglio scorso, ora è stata resa nota la decisione. In precedenza la difesa aveva proposto l’istanza al Riesame di Ancona che l’aveva respinta. Contro la pronuncia la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. La procura generale si era opposta alla concessione dei domiciliari e i giudici hanno respinto la richiesta. Ora si attende la motivazione del provvedimento.

Traini è stata una vittima delle politiche migratorie scellerate del Pd. Tenerlo in carcere 12 anni senza che abbia ucciso nessuno è delirante. Davanti al cadavere depezzato di Pamela ha reagito con ‘eccesso di legittima difesa’. Oppure, come direbbero i deputati scafisti del Pd, in “stato di necessità”.




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