Italia invasa, 17enne: “Africani volevano bruciarmi viva”

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«Aiutate mia figlia, salvate mia figlia». L’urlo di dolore si staglia come una martellata nella sera dell’ennesimo delirio domiziano. A lanciarlo è Grazia Porcellini, titolare del bar, dell’appartamento e della macchina che sta prendendo fuoco in via Lista, di Pescopagano. I tumulti sono cominciati da un paio d’ore. Le fiamme da circa venti minuti. La donna è appena arrivata. Poco prima si trovava al lavoro, in un luogo diverso da questo. Adesso è ferma al cordone posto dai carabinieri nel lato est della strada. Le forze dell’ordine non la lasciano passare. Vuole lanciarsi nelle fiamme, perché sostiene che al primo piano dell’immobile che sta per essere completamente divorato dalle fiamme c’è la figlia diciassettenne, che l’ha chiamata terrorizzata al telefonino. I vigili del fuoco, però, non riescono a intervenire immediatamente. Gli immigrati che stanno devastando tutto in questo tratto di strada sono troppi, rispetto alle forze dell’ordine. Si deve attendere l’arrivo di rinforzi.

«Sono i padroni di tutto», continua a urlare la titolare dell’immobile sotto attacco, riferito a coloro che stanno dando fuoco a casa sua. «Sono gli africani che la comandano qui – urla – e noi dobbiamo solo subire». Finalmente il gruppo d’immigrati in rivolta comincia a diminuire. I pompieri si portano sul posto e cominciano a domare le fiamme, nonostante ci sia ancora sul posto qualche africano agitato. Qualcuno di loro si dota di respiratori artificiali e si lancia nell’immobile in fiamme, alla ricerca della ragazza. Esce poco dopo, ma racconta di non aver trovato nessuno nell’appartamento. La ragazza probabilmente è riuscita a mettersi in salvo. Poco dopo, da una stradina laterale spunta la giovane. È in preda al panico. Abbraccia la mamma, ma poco dopo inizia a inveire nei confronti delle forze dell’ordine, che l’avrebbero abbandonata nell’appartamento in balia degli immigrati che stavano devastando casa sua. «Mi hanno aggredita. Mi hanno dato un calcio nella pancia e cazzotti in testa, mi volevano bruciare viva in casa – urla la giovane piangendo – vedevo da lontano le sirene dei carabinieri e polizia, ma nessuno di loro è entrato in casa per salvarmi. Sono dovuta scappare per salvarmi, perché?».

I suoi parenti cercano di tranquillizzarla. L’accompagnano all’ambulanza per farla condurre alla vicina clinica Pineta Grande. Ma qui ci troviamo a Castel Volturno, e nonostante ci sia il delirio più assoluto, c’è una sola ambulanza, che in questo momento deve soccorrere una donna che nella stessa via ha rotto le acque e sta partorendo per strada. Per la ragazza che ha rischiato di morire bruciata in casa, c’è solo la vettura di un conoscente che può accompagnarla in ospedale.

Questo accadeva a Castel Volturno il 15 luglio del 2014 durante le rivolte africane che devastarono la città per due giorni.

Non è un caso che la Lega abbia trionfato anche in questa zona occupata d’Italia:

Lega trionfa a Ventimiglia, Rosarno e Castel Volturno: è l’immigrazione

Castel Volturno è una città caduta nelle mani della mafia nigeriana che controlla prostituzione e traffico di droga. Poche settimane fa, in zona, un africano ha stuprato un’anziana vedova italiana in casa sua.

Raccontano che quando un «ovulatore» non riesce ad espellere la droga che ha ingerito, viene ucciso a coltellate (per evitare rumore di arma da fuoco), poi lo stesso coltello viene utilizzato per estrarre gli ovuli di droga dalle viscere. Subito dopo il corpo viene ridotto a brandelli e dato in pasto agli animali, per «cancellarlo».

E’ la mafia nigeriana che abbiamo importato sui barconi.

E che a Castel Volturno ha la sua base europea, nelle ville che la borghesia napoletana costruì ai tempi del sogno della riviera romagnola in Campania e che oggi ha abbandonato perché il sogno è diventato un incubo.

I boss hanno un regolare permesso di soggiorno e un regolare contratto di affitto, tutti mandano i figli nelle scuole italiane e vanno al supermercato dove si servono anche i pochi italiani: l’unica regola da seguire è «non dare nell’occhio», rispettare tutte le formalità richieste dal territorio, evitare di ritrovarsi in assembramenti o essere coinvolti in risse perché per «fare i soldi» bisogna essere invisibili.

Poi, ovviamente, ci sono, almeno, 15mila clandestini. Che sono il loro esercito. Insieme alle migliaia di regolari e, ultimi arrivati, i richiedenti asilo arrivati sulle navi delle Ong in questi anni.

Castel Volturno, disse un volontario di Gino Strada, è “il futuro dell’Europa”. Un pezzo di Nigeria con zone dove gli italiani non possono entrare: troppo pericoloso.

Ecco, se non fermiamo l’immigrazione, e quindi prima dobbiamo mettere fuorilegge le organizzazioni che li sostengono sul territorio rilasciando ‘libretti sanitari’, l’Italia del futuro sarà un enorme Castel Volturno: un incubo nigeriano.

Perché se importi africani, il tuo territorio diventa Africa. La qualità della vita la fanno le persone che abitano un posto, non la latitudine al quale quel posto si trova.

Castel Volturno ci dice che cosa può diventare l’Italia. E’ tempo di ripristinare l’ordine. Di riprenderci questo pezzo d’Italia casa per casa. Per dimostrare alla mafia nigeriana che l’Italia non diventerà la loro Nigeria in Europa.

Perché Castel Volturno è l’avamposto della mafia nigeriana in Italia. E’ il tumore nero dell’Italia.

Le ramificazioni criminali da Castel Volturno arrivano nel nord d’Italia.

I gruppi criminali africani controllano oggi le periferie di molte grandi città italiane, grazie alla massa di immigrati sbarcati in questi anni di Pd al governo.

La mafia nigeriana è fluida e mobile; usa fantasmi, e cioè persone senza documenti. La mafia nigeriana, si dice, gestisce il traffico di organi.

Si dice che a Castel Volturno si espiantino organi poi rivenduti al mercato nero. ‘Si dice’. Ci sono prove? No. Perché non si cercano.

Un investigatore delle forze dell’ordine spiega: “Non draghiamo il fiume Volturno perché altrimenti ne troveremmo di cadaveri senza nome, ma non finiremmo mai più; qui ci sono solo ombre”.

La mafia nera – allogena – fa il lavoro che quelle italiane non vogliono o non possono più fare: spaccio e prostituzione, soprattutto. La mafia nigeriana non concorre per gli appalti pubblici ma come tutte le mafie, le gang, tendono al denaro: un accumulo di soldi che ritorna in forma di rimesse alla casa madre in Nigeria. È un flusso di contante per comprare armi e, con queste, il potere politico. Che in Nigeria è particolarmente permeabile.

Urgono rimpatri di massa. Salvini da questo punto di vista ha fatto nulla. Frenato dai suoi compagni di viaggio. Castel Volturno deve essere l’esempio che dica ai clandestini che è tempo di lasciare l’Italia: la zona ‘africana’ va circondata e rastrellata casa per casa dalle forze speciali, come fosse un territorio straniero ostile. Che poi è quello che è.

Gli occupanti clandestini vanno presi e caricati su camion, in manette. Poi su aerei militari verso la Nigeria. La Nigeria si rifiuta? Noi togliamo il permesso di soggiorno a tutti i nigeriani.

Il tempo dell’educazione è finito. Siamo in guerra.




5 pensieri su “Italia invasa, 17enne: “Africani volevano bruciarmi viva””

  1. Proporrei il metodo “Maldive”: le forze dell’ordine arriveranno sull’atollo alle ore 08.00, chiunque verrà trovato sulla terraferma a quell’ora verrà dichiarato “fuorilegge” e ivi passato per le armi. Buon bagno.

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