Immigrati in fuga: “Italiani troppo ostili, ce ne andiamo”

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Purtroppo non è un fenomeno così esteso come vorremmo, ma è comunque un inizio:

Chi ha vissuto a lungo nella Marca fa le valigie per l’estero «Crisi e ostilità: qui è diventato più difficile vivere e lavorare»

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Nel cuore di Londra esiste una “Little Treviso”, una piccola cittadella di Marca abitata da tantissimi immigrati di origine senegalese, ghanese e bengalese. Hanno vissuto per anni in provincia di Treviso, dove erano approdati da diversi Paesi del mondo, hanno deciso quasi contemporaneamente di andarsene e si sono ritrovati, alcuni casualmente altri già d’accordo, nella capitale britannica.

Uno tra loro è volto noto: si chiama Modou Djop, 54 anni, senegalese, vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione. Arrivato dall’Africa trent’anni fa, era ben integrato, aveva un buon lavoro in un cooperativa legata alla montebellunese Geox, era pure diventato cittadino italiano. Così come Salifo Zare, classe 1964, maestro elementare nel suo Paese diventato nella Marca presidente dell’associazione Burkina Faso e curatore di un progetto internazionale di solidarietà in Africa, in collaborazione con la prestigiosa Fondazione Zanetti. Per il suo impegno a favore degli altri e dell’integrazione nel 2013 ha ricevuto il Premio Civilitas dal Comune di Conegliano. Poi c’è il rappresentante del Bangladesh Islam che gestiva un negozio di kebab di fronte al Duomo in centro città e Kofi, punto di riferimento per la comunità ghanese.

«Non ci sono più le condizioni per vivere serenamente in Italia, né per noi né per la nostra famiglia» hanno confidato agli amici. Le testimonianze raccontano esperienze comuni: la crisi lavorativa, il clima sempre più teso nei confronti degli immigrati, le scarse prospettive di lavoro per i giovani. Così in molti hanno deciso di cambiare vita, approdando a Londra prima che con la Brexit possano chiudere le frontiere. La cittadinanza italiana in questo caso risulta fondamentale per spostarsi senza grosse difficoltà, anche se in Italia sembra non aver dato i frutti sperati. Modou Djop l’aveva ricevuta nel 2013 e aveva giurato sulla nostra Costituzione di fronte all’allora sindaco di Treviso Giovanni Manildo. Il tricolore comunque gli è rimasto nel cuore e contraddistingue il suo profilo Whatsapp dove campeggia la bandiera italiana vicino alla frase “fondato sull’onestà”.

Al di là del folklore di una “piccola Treviso londinese” che può incuriosire e far sorridere, qui, secondo il rappresentante della Cgil, siamo di fronte a «una questione emergente che dobbiamo cominciare ad affrontare sul serio».

E’ un fenomeno di cui abbiamo già parlato: molti degli ‘italiani’ che emigrano non sono italiani. Ed è un fenomeno positivo. Un fenomeno che dobbiamo favorire mostrando ‘ostilità’ verso chi invade il nostro territorio.

Non ce ne sarebbe bisogno, se avessimo uno Stato decente, che limita l’immigrazione ad un piccolo numero di lavoratori e non porta avanti il ripopolamento attraverso ricongiungimenti familiari. Nel frattempo, dobbiamo favorire questo fenomeno.




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