Corriere, il vicedirettore Fubini (Soros) espulso dall’Ordine: moroso per 14 anni

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Il vicedirettore del Corriere, a libro paga di Soros, accusato di “esercizio abusivo della professione”:

“Sarà l’autorità giudiziaria a dover stabilire se c’è stata o meno una violazione dell’obbligo di iscrizione all’Ordine e, quindi, l’esercizio abusivo della professione”. Come scrive il Fatto Quotidiano, il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, è stato netto. Un caso delicato in quanto coinvolge direttamente il vicedirettore del Corsera : Federico Fubini che ha lavorato con un contratto giornalistico per quasi 14 anni senza essere iscritto all’Ordine: era stato cancellato a novembre del 2005, per morosità.

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Il Fatto Quotidiano lo ha sentito in merito e Fubini ha spiegato di essere stato “distratto”, e di essere venuto a conoscenza della cosa solo ieri. A suo dire, non sarebbe stato raggiunto dalle notifiche che pure – fanno sapere dall’Ordine regionale – sono state eseguite correttamente in quadruplice copia (destinatario, Inpgi, Casagit e Procura della Repubblica). Il vicedirettore del primo quotidiano nazionale aggiunge di aver sanato la posizione giusto ieri, giorno in cui afferma di aver saputo per la prima volta dell’esistenza del problema. Esibisce copia dell’ordine di bonifico di 2.500 euro (tra arretrati e morosità) che riporta, come data di esecuzione quella del 10 luglio, e una email inviata alla segretaria dell’Ordine regionale qualche ora prima di essere raggiunto dalla nostra telefonata.

“La sua storia quindi non esiste”, conclude minacciando querele. Da un punto di vista amministrativo, effettivamente tutto è stato regolato, come afferma lo stesso Verna, pur confermando che resta il nodo dei 14 anni di esercizio della professione (dal 2005 al 2019), senza essere iscritto all’Ordine professionale. Complicando ulteriormente una vicenda che aveva già dell’incredibile, e che è venuta a galla nei giorni scorsi, quando un avvocato aveva scritto all’Ordine nazionale chiedendo conto proprio dell’iscrizione all’albo dei professionisti di Fubini (nel 2002). Era venuto fuori quindi così che, tre anni dopo l’iscrizione, Fubini nel 2005 veniva cancellato dall’albo per il mancato versamento dei contributi, continuando a esercitare la professione con un contratto giornalistico, con tanto di contributi versati all’ente pensionistico della categoria, l’Inpgi, e al fondo sanitario Casagit.

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“Credo che si potrebbe configurare, ma ovviamente lo andrebbe verificato, una sorta di esercizio abusivo della professione. Siamo nell’ambito di un rapporto di lavoro strutturato di carattere giornalistico che è andato avanti per tanti anni”, ha commentato Verna, interpellato in merito dal Fatto Quotidiano. “Spero che anche per lui ci sia stata la non conoscenza del provvedimento, spero che non abbia saputo di essere stato cancellato per morosità. Certamente lui per 14 anni non si è mai posto il problema di andare a pagare le quote dell’Ordine”, aveva aggiunto Verna prima di ricevere la notizia dell’avvenuto “ravvedimento”, precisando ancora che “non è assolutamente possibile che un non iscritto all’albo abbia un rapporto di lavoro in base al contratto giornalistico”. Nei confronti di un non iscritto, peraltro, l’Ordine non può nemmeno eseguire un’azione disciplinare.

Gli iscritti, come conclude Il Fatto Quotidiano, che sono stati cancellati per morosità “si possono reiscrivere in qualunque momento, e meraviglia che non lui l’abbia ancora fatto”. Ora l’ha fatto. Su Twitter, nella tarda serata di ieri, Fubini scrive: “Il Fatto torna ad attaccarmi, con metodi e obiettivi degni di altri tempi e altri Paesi. Non faranno di me quello che vogliono, un personaggio politico da schierare e attaccare. Non lo sono. Per certa gente provo vergogna e basta”.

Detto che l’ordine dei giornalisti è un retaggio oscurantista, visto che limita l’esercizio della libertà di espressione ed è in diretto contrasto con la Costituzione, oltre ad essere anacronistico e ormai superato dalla tecnologia, uno che asserisce di non essersi accorto in quattordici anni di non avere pagato fa ridere.




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