Ong minaccia: “Noi non obbediamo a leggi italiane”

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Dopo avere trainato un barcone in acque italiane, ed essersela cavata senza il sequestro, i trafficanti umanitari dell’ong catalana Open Arms minacciano l’Italia.

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“Il diritto internazionale può essere definito come il diritto della comunità degli Stati, quindi il diritto al di sopra di essi e di loro ordinamenti giuridici interni. Le Convenzioni internazionali sono nate proprio per arginare leggi nazionali razziste e fasciste”.

Chiaro disprezzo delle sovranità nazionali. Imposizione di presunte ‘leggi internazionali’ concepite da cabale sovranazionali rispetto a quelle democratiche degli stati nazionali: perché le ong sono uno degli strumenti con cui abbattere le frontiere. E senza frontiere, non ci sono nazioni.

La risposta di Salvini: “Ma come si permettono questi “signori”??? Che la Spagna se li prenda indietro, altrimenti (ovviamente con le buone maniere) ci penseremo noi!”.

Immaginate se avessimo firmato il Global Compact sulle migrazioni dell’Onu! Le Ong e le toghe rosse si sarebbero rifatte a quello. Non avremmo più potuto tenere i porti chiusi.

Ridicolizza questo concetto di rifarsi a presunte ‘leggi internazionali’, Elda Turco Bulgherini, ordinario di diritto della navigazione all’Università di Tor Vergata e uno dei massimi esperti italiani in materia.

«C’è un Codice della navigazione che, come norma di carattere generale, prevede che la polizia sul mare viene esercitata anche nei confronti delle navi straniere e quindi nelle acque territoriali italiane. Ovviamente con totale giurisdizione in questo caso dell’Italia. Ora, l’interdizione ad entrare era legata all’osservanza di una Convenzione che è quella delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che quando parla di “mare territoriale” dice che le navi straniere possono entrare nelle acque territoriali di uno Stato costiero qualora il passaggio sia “inoffensivo”. In questo caso – prosegue la docente – lo Stato italiano ritiene che il passaggio non sia inoffensivo, ma sia offensivo, in quanto una delle ipotesi previste dall’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite prevede proprio le ipotesi di immigrazione [illegale]. Quindi, sia in base alla convenzione di Montego Bay, sia in base al Codice della navigazione, sia soprattutto in base al recentissimo decreto Salvini, l’interdizione c’è stata nei confronti delle navi straniere che entrano nelle acque territoriali, nel momento in cui è stato interdetto l’ingresso in relazione al fatto che ci sia una violazione di queste di queste norme».

«La cosa – continua la Turco Bulgherini – è molto grave dal punto di vista del diritto internazionale della navigazione, perché la nave si trovava in acque Sar, cioè Search and Rescue, di un altro Paese che è quello libico, e il porto sicuro più vicino, anche volendo evitare quello libico, era quello tunisino, dopodiché, una volta entrata nelle acque Sar maltesi, avrebbe potuto andare a Malta, ma non ha voluto e si è diretta verso Lampedusa». Inoltre, come specificato dalla Convenzione Onu sul diritto del mare, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è uno dei punti che rendono «offensiva» l’entrata di una nave straniera nelle nostre acque territoriali: «Quindi – conclude l’esperta – in questo caso lo Stato costiero [l’Italia] ha tutto il diritto di ritenere nei confronti di una nave straniera che quel passaggio nelle proprie acque territoriali venga considerato offensivo e quindi può imporre alla nave di abbandonare le acque territoriali dello Stato». Qualora non lo facesse (e la Sea Watch non l’ha fatto), «naturalmente ci sono responsabilità di carattere penale – che sarà nei confronti delle persone, perché la responsabilità penale ha carattere personale – e poi ci sono anche sanzioni di carattere amministrativo».

Insomma, Sea Watch ha violato sia le leggi internazionali, frutto di trattati, sia, più importante, quelle italiane. Deve pagare. E deve prepararsi a pagare chiunque minacci di imitarla come i trafficanti umanitari di Open Arms.




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