Terrorista islamico chiede di tornare in Italia, magistrati lo vanno a prendere in Siria

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Marocchino nato in Italia. Samir Bougana, 24 anni, è il futuro se non abroghiamo i ricongiungimenti familiari e non torniamo allo ius sanguinis.

E’ uno dei 130 foreign fighters (immigrati o figli di immigrati andati a combattere con ISIS) arruolati dal Califfato in Italia.

A febbraio di quest’anno, il terrorista, arrestato in Siria, aveva chiuesto di tornare in Italia: aveva scoperto che la vita nelle carceri siriane è «dura».

I giornalisti italiani avevano fatto la fila per intervistarlo.

«Io sono cresciuto in Italia, per i prigionieri siriani e arabi è normale stare lì dentro, il cibo non è il massimo, le stanze sono piccole, la luce non c’è. Spero di uscire da qui, anche se andrò in prigione in Italia è sicuramente meglio», spiega adesso, dicendosi «pentito» di essere partito per unirsi all’Isis e di essere pronto a pagare «se devo pagare per quello che ho fatto». La sua speranza, però, è «tornare e vivere libero».

In Marocco, non in Italia.

E invece, ieri, è stato prelevato in Siria dalla Polizia nell’ambito di un’indagine della procura di Brescia partita nel 2015. Nei confronti del 25enne, che ha combattuto prima con le milizie vicine ad Al Qaeda e successivamente con l’Isis, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo.

Geniale.

L’integrazione non esiste. C’è chi viene imposto come vincitore di Sanremo, chi va a tagliare teste in Siria: sono aspetti dello stesso problema.

Il terrorista islamico ha anche avuto figli in Siria, di 5, 3 e 2 anni, che non sente più dal giorno della cattura.

«Sono pentito», aveva spiegato Bougana all’inviato della Stampa, Francesco Semprini, che era andato a Raqqa per intervistare il terrorista nato a Gavardo, in provincia di Brescia: quelli che ci dicono essere italiani, perché nascono e crescono in Italia.

Bougana, che è stato in Italia fino al secondo anno di istituto tecnico e poi si è trasferito in Germania: «Ho iniziato a frequentare un po’ di moschee poi è iniziata la guerra in Siria e attraverso internet sentivo i discorsi degli sceicchi. Ho iniziato a pensare che dovevamo aiutare questa gente, era un dovere di buon musulmano. Avevo 19 anni – ha spiegato il 24enne – quando è iniziata la radicalizzazione, via internet soprattutto, navigando vedevo i bambini e le donne uccise e ho iniziato a sentirmi coinvolto. Nel 2013 ho visto tanti partire così mi sono deciso, i miei genitori non sapevano nulla. Sono partito con mia moglie: è tedesca di origine turca».

Ci stanno invadendo, e noi li andiamo ad intervistare. Al muro e una raffica di mitra. Comunque, mai in Italia.




2 pensieri su “Terrorista islamico chiede di tornare in Italia, magistrati lo vanno a prendere in Siria”

  1. Sbaglio o Salvini aveva detto che stava bene dove stava ? Ma chi sono questi magistrati ? Si puo’ avere nome e cognome tanto per ricordarcene al momento opportuno , e mandarli a lavorare veramente, con un mestiere consono alle loro qualità intellettuali, tipo puliscicessi ?

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