La Sea Watch è una nave nemica: autorità italiane a bordo

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“Le autorità italiane sono salite a bordo della Sea Watch 3. Ci troviamo fuori dal porto di Lampedusa. Hanno controllato i documenti della nave e i passaporti dell’equipaggio e ora stanno aspettando istruzioni dai loro superiori”.

Così la terrorista umanitaria della Sea Watch 3, Carola Rackete, in un video diffuso su Twitter dalla stessa ong.

“Spero vivamente che possano presto fare scendere dalla nave le persone soccorse”, afferma Rackete.

Se questa non lascia la nave in catene, allora sarà compito del popolo occuparsi di lei in modo degno.

Prima del Consiglio dei ministri odierno, “il presidente del Consiglio Conte, il ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini ed il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi, preso atto della violazione, di concerto con il ministro della Difesa e con il ministro delle Infrastrutture, e dopo avere preso atto del passo formale compiuto dall’Ambasciatore italiano all’Aja nei confronti del governo dei Paesi Bassi, di cui la nave batte bandiera, hanno concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale condotta omissiva di detto governo”.

E da parte di Salvini non c’è l’autorizzazione allo sbarco. Se non interviene Patronaggio, che però stavolta non potrà più avvalersi del trucco sul finto sequestro, il soggiorno a bordo dei clandestini potrebbe durare ancora molto.

La nave si trova davanti al porto di Lampedusa, in attesa delle decisioni delle autorità. Le stesse decisioni non rispettate quando hanno fatto irruzione nelle nostre acque.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è intervenuto nuovamente: “Lampedusa e l’Italia hanno bisogno di turisti che pagano, non di clandestini che dobbiamo mantenere noi. Sulla Sea Watch c’è un Paese europeo, che è l’Olanda, che se ne frega. C’è la Germania, di cui ha la cittadinanza l’equipaggio, che se ne frega. C’è l’Unione europea che, come al solito, dorme”.

Un Paese serio ritirerebbe gli ambasciatori da L’Aja e da Berlino. Che tanto non servono a nulla. Poi caricherebbe i clandestini su un aereo per la Libia. Infine, affonderebbe la Sea Watch 3 a cannonate. Vuota, se possibile.

Intanto, il neo euro-deputato del PD e medico a spese dei contribuenti dei clandestini che sbarcano a Lampedusa, si schiera con i trafficanti, come sempre:

E’ lui che ha definito ‘malati’ questi:

Intanto ancora più forte la richiesta di soldi:

Non potevano mancare le sciocchezze di Di Maio:

“Siamo diventati ormai il palcoscenico
del Mediterraneo. La Sea Watch ha pre-
ferito stare 14 giorni al largo anziché
chiedere a Malta, Madrid o Atene lo
sbarco”. Così il vicepremier Di Maio,
sottolineando che se è il governo ita-
liano a negare lo sbarco “si mette in
moto il carosello. La Sea Watch si fa
pubblicità e raccoglie fondi”.

“Se passiamo tutta l’estate a litigare
con le ong abbiamo perso. Servono cor-
ridoi umanitari, più rimpatri delle mi-
gliaia di irregolari, agenzie Ue sul
suolo africano”, ha aggiunto.

Se non capiamo che questo è un attacco terroristico con altri mezzi – clandestini invece di bombe – allora siamo destinati a perire.

Vogliono sovvertire la democrazia in Italia attraverso l’imposizione di una politica sull’immigrazione opposta a quella votata dagli italiani. Questo è terrorismo. Questa è eversione. Di loro e di chiunque li appoggi. Andrebbero passati per le armi, ma ci siamo evoluti. O rincoglioniti.

Usano i clandestini come bombe. E sono molto meglio le bombe. Almeno uccidono una volta sola.




4 pensieri su “La Sea Watch è una nave nemica: autorità italiane a bordo”

  1. Assumere i 1800 di Mercatone Uno e formarli come pirati veri, non come questi da operetta.
    Acquistare piccole navi veloci dotate di siluri.
    Mettere in mare la flotta pirata Mercatone Uno col compito di attaccare tutte le navi tedesche e olandesi.
    Al primo graffio sulla fiancata di una “Mercatone Uno” scatta l’affondamento di rappresaglia di tutti gli stronzi delle ONG.

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