ISTAT: è sostituzione etnica, in 10 anni + 2milioni immigrati e – 500mila italiani

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Questa mattina, a Montecitorio, il presidente ISTAT Blangiardo, uno che finalmente analizza il fenomeno demografico per quello che è – una guerra -, ha presentato il rapporto annuale sulla situazione demografica italiana:

Non sono numeri nuovi.

Dal 2015 la popolazione residente è in calo e si entra così nella fase del declino demografico. Al 1° gennaio 2019 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391 mila residenti, oltre 400 mila in meno rispetto al 1° gennaio 2015 (-6,6 per mille).

La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55 milioni 157 mila unità (-11,2 per mille rispetto al 1°gennaio 2015), mentre i cittadini stranieri residenti sono 5 milioni 234 mila (+43,8 per mille rispetto al 1° gennaio 2015).

Il decremento avviatosi nel corso del 2015 non ha ancora eroso i guadagni di popolazione realizzati nel periodo precedente: il totale dei residenti,
infatti, è cresciuto di 1 milione e 738 mila unità nel periodo 2008-2019.

Questo aumento è interamente attribuibile alla popolazione straniera, cresciuta di 2 milioni e 211 mila unità, mentre la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di oltre 472 mila unità. La stima dell’incidenza della popolazione straniera sul totale ha raggiunto l’8,7 per cento nel 2019 (era il 5,2 per cento nel 2008).

E’ sostituzione etnica. Non si può descrivere in altro modo. Mai, nella storia, una popolazione è stata sostituita con questa velocità: nemmeno le guerre, che portavano a conquiste, hanno mai portato a spostamenti di popolazione di questa entità.

A memoria d’uomo e da analisi storico-genetiche si ricordano solo le invasioni barbariche, che non hanno interessato l’Italia se non in minima parte, che hanno di fatto ‘germanizzato’ l’Europa dal Reno all’Atlantico fino alle Alpi, coinvolgendo anche l’allora Britannia (esclusi gli attuali Galles e Scozia); e la grande migrazione preistorica che ha portato al dominio indoeuropeo sull’Eurasia.

Qui stiamo assistendo ad una popolazione che in 10 anni perde quasi mezzo milione di persone mentre vede stanziarsi all’interno del proprio territorio oltre 2 milioni di estranei: questa è un’invasione.

Se poi teniamo conto che la metà degli immigrati nemmeno lavora, ci chiediamo perché li si faccia entrare. Oltre 200mila entrano, ogni anno, con i ricongiungimenti familiari: senza, in questi 10 anni, non sarebbe entrato nessuno di ‘loro’.

Quindi Salvini ha una sola scelta se non vuole assistere alla sostituzione etnica mentre chiude i porti: abrogare i ricongiungimenti familiari.

Sulle nascite, invece, la situazione è più complessa. Perché ogni azione per favorirle rischia di favorire, come in Francia, le nascite sbagliate.

Tutto il welfare a favore della natalità andrebbe rimodulato sul ‘solo agli italiani’. Ma questo, come abbiamo visto nel caso del reddito di cittadinanza, è molto complicato fino a che facciamo parte della Ue.




3 pensieri su “ISTAT: è sostituzione etnica, in 10 anni + 2milioni immigrati e – 500mila italiani”

  1. DEVONO CREPARE DI LEUCEMIA NON AVERE PACE A MORTE PURE I LORO FIGLI FATE UNA BRUTTA MORTE MUSULMANI AFRICANI CINESI ALBANESI ROMENI CRELATE DIVETE AVERE UNA LEUCEMIA FULMINANTE NESSUNO DI VOI ABBIA PACE DOVETE CREPARE NESSUNO DI VOI DEVE AVERE BENE CREPATE MORITE AMMAZZATI BESTIE CREPATE NEL VENTRE DI SATANA MERDACCE!

  2. Dobbiamo come stato sovrano poter favorire la natalità di donne italiane e uomini italiani, non naturalizzati o di seconda generazione. Possiamo farlo nella UE. Se si procediamo, se no vediamo di uscirne (facciamo pure il referendum…. Senza che votino gli immigrati del PD ovviamente). Il debito pubblico è una farsa perché è in gran parte detenuto da noi stessi. Che il Signore ci aiuti, e intanto porti e aeroporti CHIUSI

  3. Se sì continua così, di anno in anno, con 100 mila nascite in meno, fra 10 anni la natalità italiana è azzerata, per la gioia dei sinistroidi radicalchic pro-immigrazione. Il rapporto comunque dice che il 45% delle donne italiane tra i 18 e i 49 anni non ha avuto figli, e che solo il 5% di esse ha intenzione di averne: sono numeri spaventosi, il che ci dice che la natalità è destinata a scendere sempre di più.

    Non attribuiamo la denatalità alla sola recessione economica, commetteremmo un gravissimo errore. Il problema è socio-culturale e di mentalità, che ha le sue origini nel Sessantotto, che di fatto ha plasmato le menti degli italiani delle generazioni nate dopo. Non è un caso, che negli anni settanta il calo delle nascite è stato più drastico rispetto al decennio precedente, ed ulteriormente aggravato dalla legalizzazione dell’aborto del 1978.

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