Il governo bosniaco mette i clandestini in discarica

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Una vecchia discarica vicina a un’area minata. È qui, a Vucjak, ai piedi del monte Pljesevica al confine tra Bosnia e Croazia, che il governo bosniaco ha trasferito 700 clandestini negli ultimi tre giorni.

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Una zona «assolutamente inadeguata per ospitare delle persone» sostengono le Nazioni Unite secondo cui ci sarebbe «un elevato rischio di incendio ed esplosione dovuto alla possibile presenza di gas metano nel sottosuolo».

Dovevano pensarci prima di assaltare i confini altrui.

Lo spostamento è stato deciso dalle autorità locali di concerto con la Croce rossa in seguito alle proteste dei cittadini suscitate dai sempre più frequenti episodi di violenza registratisi a Bihac e Velika Kladusa.

I clandestini, tutti islamici in marcia verso l’Europa e l’Italia, attualmente in transito nel cantone di Una-Sana al confine con la Croazia sarebbero 9mila, di cui solo 3,500 hanno trovato riparo nelle quattro strutture temporanee allestite a Bihac e Velika Kladusa. Gli altri dormono nei parchi all’aperto, nelle case abbandonate o in stanze in affitto.

E in discarica.




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