Il prete di Bergoglio che smista i clandestini in Italia

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Don Zerai, il parroco eritreo soprannominato anche “don Barcone”, è fondatore dell’agenzia che gestisce il network telefonico Alarm PhonePer anni ha vissuto in Vaticano, e da lì ha gestito il traffico di clandestini eritrei verso l’Italia. Poi è diventato ingombrante e allora si è trasferito in Svizzera.

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Il nome del parroco eritreo ritorna comunque alla ribalta: Alarm Phone è quindi un network della rete di volontari fondata dal sacerdote eritreo. Un network però non esente da sospetti e soprattutto da conclamate bufale, come quella del barcone in avaria del 20 gennaio scorso o come quella di pochi giorni fa, che parla di una bimba morta a bordo di un gommone a largo della Libia, circostanza poi smentita dalla nostra marina miliare accorsa sul posto.

Ed è un trafficante di droga: perché 2 chili di droga – hashish – sono roba pesante. E sono solo quelli per i quali è stato individuato. Tra l’altro, Zerai, venne anche espulso: ma solo sulla carta.

Due documenti in possesso della Verità raccontano che padre Mussie Zerai, molto attivo nell'aiutare gli immigrati a…

Posted by La Verità on Monday, September 17, 2018

Ci si chiede quali interessi, oltre una improvvisa vocazione, possano spingere un ‘ex’ trafficante di droga a prendere l’abito talare e sfruttarlo per importare più clandestini possibile in Italia.

Se fossimo un’organizzazione criminale che vuole esportare spacciatori in Italia, sarebbe la scelta giusta.

La stessa domanda che ci si pone per i suo colleghi – nel senso di religiosi – di Avvenire. Tanto impegnati nel far riprendere gli sbarchi dalla Libia.

Non vuoi che il tuo satellitare da scafista venga intercettato dalle autorità? Chiama Alarm Phone, loro chiameranno per te

Alarm Phone nasce, come una scatola cinese, nell’ottobre 2014. Alarm Phone è un call center per i migranti organizzato da una coalizione di attivisti internazionali che da Tunisi a Chicago, da Tangeri e Melilla a Palermo, Berlino, Strasburgo, Barcellona, Bruxelles, Vienna, Zurigo, Amsterdam e Londra puntano lo sguardo direttamente sul Mar Mediterraneo. La coalizione vanta collaborazioni come WatchTheMed, Boats4People, Benvenuti in Europa, Africa Europe Interact, Borderline-Europe, No Borders Marocco, FFM e Voix des migrants.

A fondare Alarm Phone è stato il prete eritreo e trafficante di droga don Mussie Zeray, per anni è stato il referente numero uno dei clandestini e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli scafisti avevano tutti il suo numero.

Poi ha deciso di ampliare la rete. Così è partita Alarm Phone con la partecipazione di 60 attivisti che nell’arco di un solo anno sono diventati 120. oggi sono centinaia.

Molti di loro provengono dall’esperienza della campagna “Boats4people” del 2012. Sul loro sito c’è scritto: “Boats 4 People è una coalizione internazionale di organizzazioni della regione Mediterranea, dell’Africa e dell’Europa. È stata creata per impedire altre morti alle frontiere marittime e per difendere i diritti dei migranti in mare. Rivendica la libertà di movimento per tutti.”

Sul sito ci sono tutte le istruzioni su come viaggiare sui barconi e arrivare in Europa e i corrispettivi link di dove andare e cosa fare. Ma non sono gli unici.

W2EU (Welcome to Europe) è un’organizzazione che ha distribuito gratuitamente in Turchia una guida di 76 pagine scritta in arabo che contiene i numeri telefonici delle organizzazioni che aiutano i migranti come la Croce Rossa e l’UNHCR. I numeri telefonici offrono un servizio di assistenza 24h su 24. In caso di problemi in mare risponde un volontario che a sua volta chiama la guardia costiera greca affinché vada a salvarli. Così come Don Mussie Zeray risponde al telefono stando in Svizzera, una certa Sonia parlando in arabo lavora dall’Austria. L’organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e nel Nord Africa.

L’appellativo “angelo dei profughi” Don Mussie Zerai lo condivideva con la marocchina Nawal Soufi che in poco tempo ha fatto soccorrere ventimila clandestini in mare. Anche il suo cellulare non smetteva mai di squillare. Nawal era anche conosciuta tra i migranti siriani come Lady SOS: “Una volta stabilito il contatto chi è in mare mi dà le coordinate via GPS della sua posizione, in modo tale che io possa comunicarlo alla guardia costiera”.

Anche gli attivisti in Marocco di Alarm Phone, intervistati sul proprio lavoro, suggeriscono alla loro organizzazione di usare volantini da distribuire in Africa per far conoscere meglio il loro numero verde. Il passaparola funziona meglio se trovi anche una radio locale che ne favorisca la diffusione. “Lavoriamo anche con vari progetti in Marocco e in Africa occidentale e con associazioni come: Radio Mboa, AMDH, Conseil des Migrants, Centre Culturel Africain and Chabaka (…) Tramite NoBordersMorocco, con un collettivo di attivisti sub-sahariani ed europei, abbiamo stabilito una fitta rete di persone che vivono nei vari sottoboschi e rotte della migrazione.” Così è scritto sul loro resoconto annuale.

Alarm Phone, il call center di don Zerai che gestisce il traffico di clandestini

Alarm Phone collabora con diverse imbarcazioni private e/o di organizzazioni umanitarie e ONG che hanno iniziato ad operare nel Mediterraneo centrale a maggio del 2015: Phoenix di MOAS (iniziato il 02/05/2015) e MSF (iniziato il 09/05/2015). Oggi collabora con i catalani di OpenArms e i tedeschi di SeaWatch e SeaEye.

Ma se fossimo meno creduloni, potremmo dire che Alarm Phone nasce dall’esigenza degli scafisti di essere schermati nei contatti con le autorità. Pensate di essere uno scafista e di dovere segnalare alla Guardia Costiera italiana la posizione del vostro barcone, fingendo di essere un povero clandestino. Devi usare il tuo telefono satellitare. Questo comporta il problema di essere, poi, rintracciato attraverso il sistema di sorveglianza satellitare, rischiando di compromettere una rete di partenze molto lucrosa.

Nasceva quindi il bisogno di creare una struttura che facesse da schermo tra gli scafisti e le autorità: nasce, casualmente, Alarm Phone. Dal 2015 nasce così Alarm Phone, dall’esperienza del prete eritreo Zerai, che fino ad allora aveva ‘privatamente’ tenuto i contatti – facendo da intermediario – soprattutto tra i barconi carichi di eritrei e le autorità.

Non ci sarebbe altro motivo: perché i barconi non chiamano direttamente la Guardia Costiera maltese o italiana, preferendo invece chiamare Alarm Phone che poi contatta per loro i ‘soccorsi’? Per non essere individuati.

Sarebbe quindi interessante scoprire chi finanzia questa imponente struttura di servizio all’invasione.

Quanto a don Zerai, da Vox denunciato già nel 2013, se è vero che ora gestisce il traffico telefonico da fuori Italia, è vero che per anni lo ha fatto direttamente dal Vaticano. Prima che, poco dopo la partenza dell’inchiesta, lo spedissero stranamente a Friburgo.

Alla fine se ne sono accorti anche i magistrati. La procura di Trapani lo ha indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma è complicato raccogliere prove e distinguere chi segnala ‘casualmente’ barconi in difficoltà da chi direttamente gestisce il traffico:

INDAGATO IL PRETE TELEFONISTA DELLA BOLDRINI: “TRAFFICO UMANITARIO”

Ma don Zerai era noto già da anni alla giustizia italiana. Prima di farsi prete – qualcuno direbbe che ha riparato dietro la tonaca – era finito in carcere a Roma: “condannato a due anni di reclusione”, con rito abbreviato e quindi sconto di pena, per concorso in detenzione ai fini di spaccio di droga.

Non robetta: 2,2 chilogrammi di hasish. Valore attuale circa 50mila euro.

Ora, al di là di don Zerai, che sicuramente si è redento. Mettiamo che voi siate una organizzazione internazionale africana dedita allo spaccio: il vostro obiettivo è portare più spacciatori possibili in Europa per fare concorrenza alle altre mafie africane. Per farlo, potreste decidere di piazzare un vostro uomo dove è intoccabile e camuffare il traffico come ‘accoglienza’.

In sintesi: c’è un servizio che permette a clandestini e scafisti di segnalare in modo anonimo la propria posizione che poi verrà girata alle autorità – prima quelle italiane, ma dopo Salvini tocca ai libici e questo ha in parte rovinato il gioco – che si fiondano sul posto.

Per aggirare i libici, ora le segnalazioni vengono passate ai trafficanti umanitari delle Ong.

A guidare questa organizzazione, c’è un trafficante di droga che per sfuggire alla giustizia italiana si è fatto prete.

Se pensate che tutto questo sia normale, allora non lo siete voi.

Secondo noi, invece, tutto questo è parte di una grande organizzazione criminale. La mafia nigeriana? Forse. Di certo è l’entità che più ha guadagnato – numericamente visti gli 80mila soldati traghettati in questi anni dalle ong – dal traffico umanitario.

E’ su questa organizzazione che tutti i media basano le informazioni su barconi dispersi che poi spacciano ai poveri utenti.

L’ultima perla, è l’audio di un barcone partito dalla Libia, in cui i clandestini, una ventina, si lamentano: «Dobbiamo arrivare in Italia, se torniamo in Libia moriamo».

Questo ha telefonato da ovunque, tranne che dal mare. Ma ai media non interessa.

Non ci vuole nulla a realizzare un audio fasullo. E poi, anche se fosse: nessuno vi ha fatto andare dalla Nigeria alla Libia per imbarcarvi a pagamento. Sono cazzi vostri.

Una “traccia” di come avvengono i contatti tra un barcone ed Alarm Phone, si ha grazie ad un episodio risalente allo scorso 20 gennaio descritto da Fausto Biloslavo su Panorama. In particolare, un tweet di Alarm Phone segnala la presenza di un barcone non lontano dalla Libia che rischia di affondare. Scattato l’allarme, sul posto arriva un aereo della missione Sophia le cui foto dimostrano come in realtà il mezzo non sta imbarcando acqua. Ma la bufala lanciata per mezzo del canale di Alarm Phone non è la circostanza più grave di questo episodio. Gli stessi uomini della missione Sophia infatti, individuano un uomo in possesso di un telefono satellitare Thuraya. È lui alla guida del barcone ed è al contempo anche il principale sospettato di essere lo scafista del mezzo, tanto da essere segnalato alla polizia italiana.

E qui si capisce il perché i ‘barconi’ chiamano Alarm Phone che poi contatta le autorità nazionali, invece della guardia costiera maltese, tunisina, libica o italiana? Perché, altrimenti, sarebbe noto che tutte le chiamate partono dallo stesso telefono satellitare. Alarm Phone è uno schermo utilizzato ( e forse realizzato) dagli scafisti per creare false emergenze senza essere scoperti.




2 pensieri su “Il prete di Bergoglio che smista i clandestini in Italia”

  1. Veramente lo denunciammo pubblicamente nel 2011: gli scafisti avevano il suo satellitare e anche quello di una politica di sinistra.
    Ancora Alarm Phone non esisteva.
    Nessuno indagò su questi contatti nonostante la legge sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina fosse in vigore.
    Per superarla ci vollero Renzi e Letta con i loro accordi segreti con la UE per farli sbarcare tutti in Italia.
    Zerai trafficava in stupefacenti e venne spostato da Vaticano quando finì sotto inchiesta.
    E’ ancora piede libero.

  2. Due considerazioni senza aggiungere nulla al caso di Don Barcone:
    1) Biloslavo viene ultimamente utilizzato per dare informazioni ad un certo tipo di fascia socio/economica ed è più un tranquillante che un fornitore di notizie.
    2) Il vostro spacciatore vi tratta molto male.

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