Sea Watch chiede ai giudici di riaprire i porti: esposto al TAR

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La Sea Watch rimane ai limiti delle acque territoriali italiane, a 15 miglia dall’isola di Lampedusa, e ora chiede ai magistrati di commissariare l’Italia.

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Sea Watch ha presentato ricorso contro il divieto ad entrare in acque italiane al tribunale amministrativo del Lazio, il TAR.

Salvini ha già replicato: “Prendiamo atto che Sea Watch ha presentato al Tar del Lazio un esposto di 40 pagine, evidentemente a bordo hanno tempo da impiegare per questo. Non sarà una Sea Watch qualunque a fermarci”.

Con le nuove norme del decreto sicurezza bis, in caso di sconfinamento, scatterebbe direttamente la confisca. Senza bisogno di magistrati.

Salvini: “Possiamo aprirci a una immigrazione qualificata, fondata sul merito, sui titoli, sui numeri in relazione alle richieste del Paese ospitante, è un tema che approfondirò da domani al Viminale”. Dopo avere fatto uscire il mezzo milione di clandestini e la metà di regolari che non lavora. E dopo avere abrogato i ricongiungimenti familiari, Salvini.

E’ evidente l’esistenza di un piano ben preciso per imporre la riapertura dei porti italiani per riprendere il traffico. Perché solo l’apertura dei porti italiani potrebbe consentire un flusso continuo e massiccio di afroislamici verso tutta Europa.

Non dimentichiamo che per dare il via a questo processo di sostituzione etnica attraverso l’immigrazione, hanno fatto di tutto a partire dal 2011: guerra in Libia con uccisione di Gheddafi, golpe bianco in Italia, Monti e Pd al governo. Questo è valso il travaso di 1 milione di afroislamici in Europa.

Poi è arrivato Salvini. E non era previsto. Faranno di tutto per riaprire i porti. Anche un omicidio politico.




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