Pd chiede alla Consulta di ripristinare i 35 euro: vogliono imporre l’invasione

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Arrivano al vaglio della Corte Costituzionale i ricorsi presentati mesi fa dalle Regioni rosse riguardo al primo decreto sicurezza. O almeno di quello che resta delle ‘regioni rosse’.

Il decreto è entrato in vigore lo scorso ottobre. Da subito è stato inviso al sistema che orbita intorno al business dell’accoglienza visto il taglio dei 35 euro passati a 21 euro, la chiusura dei porti e l’abrogazione della ‘protezione umanitaria’ (Oseghale) che di fatto ha messo in crisi il sistema delle coop per ‘mancanza di negri’.

Mercoledì prossimo, quindi, la Consulta, in udienza pubblica, avvierà l’esame dei ricorsi presentati dalle regioni Sardegna, Umbria, Emilia-Romagna, Basilicata, Marche, Toscana, Calabria e Piemonte.

Regioni che, nel frattempo, da 8 sono diventate 6 e stanno per diventare 5 con le prossime elezioni in Umbria. Tra pochi mesi potrebbero essere 2. E l’anno prossimo chissà, il rosso potrebbe essere solo un colore assente dalla politica.

Le Regioni che hanno fatto ricorso dicono di aver rilevato violazioni della Costituzione nelle norme che hanno modificato i meccanismi dei permessi di soggiorno, dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dell’iscrizione anagrafica. Parlano addirittura di introduzione del daspo urbano.

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Nello specifico, quindi, le Regioni che protestano sollevano dubbi di costituzionalità dell’articolo 1 del dl Sicurezza, che modifica alcune norme del testo unico sull’immigrazione del 1998, sostituendo l’istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari con una pluralità di fattispecie tipizzate. Per i “ribelli” le previsioni specifiche di permesso di soggiorno per “casi speciali” sarebbero insufficienti ad assicurare la copertura dell’intera area di accoglienza dovuta in base agli obblighi costituzionali, sovranazionali e internazionali di tutela. Per farla breve: Sardegna, Umbria, Emilia-Romagna, Basilicata, Marche, Toscana, Calabria e Piemonte non accettano i tagli all’accoglienza, non accettano i porti chiusi.

Ma non solo. La protesta si sfoga anche sull’articolo 12 del decreto, che riguarda invece l’accoglienza dei richiedenti asilo. Le Regioni, infatti, sostengono che tale norma, nel riformare lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), esclude da tale sistema, gestito dagli enti locali, i richiedenti asilo, destinandoli ai centri di accoglienza a gestione governativa. In questo modo, quindi, dicono che le loro facoltà in quanto Regioni verrebbero compromesse.

E poi arriviamo alla contestazione dell’articolo 13, (comma 1), sull’iscrizione anagrafica. Le Regioni denunciano la previsione secondo la quale il permesso di soggiorno per la richiesta di asilo viene ritenuto “documento di riconoscimento”, ma non “titolo” per l’iscrizione anagrafica. E questo – a detta loro – sarebbe una preclusione dell’accesso ai servizi erogati da Regioni ed enti locali per i quali la residenza costituisce un presupposto per l’accesso.

L’ultimo articolo è il 21, contenuto nella seconda parte del decreto legge, dedicato alla sicurezza pubblica. Qui a combattere sono l’Emilia-Romagna, la Toscana, la Calabria e il Piemonte. Qui si parla di “Daspo urbano” e i ricorsi sostengono che tale misura sarebbe sproporzionata e potrebbe incidere sul diritto alla salute.

Nel frattempo, le coop che fanno riferimento alla sinistra stanno disertando i nuovi bandi per l’accoglienza e presentando ricorsi a raffica in tutta Italia, perché rivogliono i 35 euro.

L’obiettivo è boicottare il decreto Salvini per ricominciare il business dell’accoglienza.

E’ chiaro l’intento della sinistra: minoranza nel paese – meno del 20 per cento degli italiani – vuole governare attraverso le magistrature.

L’esistenza stessa di una Consulta che decide sulla costituzionalità di una legge a maggioranza, è negazione della sovranità popolare: perché il Popolo dovrebbe essere la Costituzione. Invece abbiamo una costituzione che protegge gli interessi delle minoranze privilegiate rispetto alle masse oppresse.

Pensare che 15 personaggi nominati più o meno indirettamente dalla sinistra possano rovesciare l’esito di una legge votata votata dall’80 per cento degli elettori attraverso i propri eletti, è eversione della democrazia. E’ la negazione della sovranità popolare.

E’ urgente riformare la Costituzione. Un semplice emendamento: la Consulta può dichiarare l’incostituzionalità di una legge, ma solo all’unanimità. Altrimenti diventa un organo politico, dove 15 nominati decidono sulla vita di 60 milioni di italiani. E’ intollerabile.

Il più bizzarro dei governatori di sinistra, il toscano Rossi, se ne è uscito con la bizzarra tesi che “il decreto crea una riserva di lavoratori”: avete importato quasi 1 milione di clandestini, ed è chi vuole cacciarli che “crea un riserva di lavoratori”? Tipico dei sinistardi rovesciare la realtà. Ma nel caso di Rossi è più probabile che non la comprenda.

Sia chiaro: non tollereremo che una Consulta piena di piddini rovesci quanto deciso dall’80 per cento degli italiani. Un’eventuale sentenza che depotenziasse la legge Salvini sarebbe una dichiarazione di guerra al popolo.




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