Capitana Sea Watch minaccia: possiamo sbarcarli solo in Italia

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“Restiamo al largo di Lampedusa e reiteriamo la richiesta di sbarco”. La risposta della ong tedesca a Matteo Salvini dopo la visita della Guardia di Finanza che ha notificato il divieto di sbarco:

Sea Watch minaccia l’Italia: Finanza a bordo notifica divieto di sbarco

Come abbiamo scritto ieri, questo è stalking. Se Lampedusa fosse una donna, i trafficanti umanitari di Sea Watch sarebbero già stati arrestati.

Il capitano Carola Rackete minaccia: “Per noi – dice al telefono con Repubblica – Lampedusa è e rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio”.

Nemmeno i club Meditérranée tunisini sono considerati da Sea Watch ‘porti sicuri’.

“Riportando indietro queste persone”, ha spiegato, lo staff della Sea Watch “commetterebbe un crimine per cui l’Italia è già stata condannata, ovvero quello del respingimento collettivo”. Dice la prezzemolina Linardi, rifacendosi ad una sentenza del 2009 della famigerata CEDU, la Corte Europea dei Diritti dell’uomo, che aveva sanzionato l’Italia proprio per aver rimandato in Libia un gruppo di clandestini.

La capitana Rackete non sente ragioni: “Non abbiamo ancora preso alcuna decisione, dobbiamo valutare molti aspetti e lo faremo con la consulenza del nostro team legale”, spiega a Repubblica ribadendo che “Lampedusa rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio”.

“Non li riporterò mai lì – dice riguardo la Tunisia – queste persone sono sotto la mia responsabilità. Alcune hanno sulla pelle i segni della tortura e sul corpo quelli dell’ abuso sessuale”.

Il suo obbiettivo è solo l’Italia. E’ sempre stato solo l’Italia. E’ un atto di terrorismo. E’ una dichiarazione di guerra.




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