“La legge in Italia non può farmi nulla: vi faccio a pezzi e vi mangio”

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A Brescia c’è richiedente asilo a processo. E’ un estremista islamico che ha «esaltato» le gesta dell’Isis sul web. E a internet si è collegato dalla struttura di accoglienza, a Montichiari, in cui era stato trasferito e dove viveva a spese dei contribuenti con altri immigrati.

Yasin Khan, 21 anni compiuti il 5 giugno, bengalese, era un fottuto richiedente asilo. Come tante altre migliaia di cittadini del Bangladesh che in questi anni il Pd ha trasformato da clandestini in ‘profughi’. Per ingrassare le coop.

Fino a che non è stato arrestato il 13 settembre di un anno fa, per apologia del terrorismo.

E pensare che la segnalazione sul suo arrivo in Italia, nel dicembre 2016, era arrivata addirittura dall’intelligence: eppure, non lo respinsero. Non respingevano nessuno.

A processo con giudizio immediato, è detenuto nel carcere di Sassari. i

In occasione di ogni attentato il 21enne esultava e ne approfittava per fare propaganda jihadista: Londra, 4 giugno 2017 (due uomini armati con il vessillo nero di ISIS e immagini violente con bambini insanguinati); Barcellona, 17 agosto 2017 (la scritta «blood boy» cui segue il commento «oggi grande giorno per Musulmano, tutti fratelli Pregare Moschea» con la propria immagine in abiti tradizionali musulmani); New York, 1 novembre 2017 («la morte aspetta tutti» e un teschio).

Agli atti sono finiti sedici post. Il primo è del 16 giugno 2016 (l’ultimo del 4 aprile 2018): c’è una foto con uomini armati, a cavallo, con il vessillo nero di ISIS, con la famigerata professione di fede islamica: «Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta». Il 2 luglio stessa cosa. E poi il 4 dicembre: «Ho bisogno di guerra», scriveva.

Insomma, non sono mai fuggiti dalla guerra. Erano qui a portarcela.

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Come il collega del bengalese arrestato negli stessi giorni: “Vi taglio a pezzi e vi mangio”.

Questa fu la minaccia fatta ai poliziotti da un 22enne della Guinea, arrestato mentre stava tentando di entrare in un negozio dopo aver sfondato a calci la porta di ingresso. Cercava soldi con cui pagarci le pensioni.

Dopo una serie di violenze, una volta negli uffici della Questura, aveva cercato ancora di colpire i poliziotti con calci e sputi, ripetendo altre minacce di morte, memore dell’impunità toccata a tanti altri suoi colleghi: “La legge in Italia non può farmi nulla. Prendo una pistola e vi ammazzo. Ne ho ammazzati tanti e ammazzerò anche voi”.

Per anni abbiamo ospitato terroristi. Gente che ha ucciso e che è pronta ad uccidere noi.




2 pensieri su ““La legge in Italia non può farmi nulla: vi faccio a pezzi e vi mangio””

  1. Brutta cosa la convinzione, perché uno come questo per esempio io gli sparo senza pietà alla nuca come faceva mio nonno camicia nera alle merde partigiane prigionieri…
    Ben che gli va lo massacro come ho fatto domenica scorsa a mare a tre marocchini demmerda con una spranga. Semplice

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