Parroco: “I poveri non salgono sui barconi: aiutiamoli a casa loro”

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Don Antonio Romano, parroco di Chiusano San Domenico, in Irpinia, ha deciso di affidare a Facebook un appello che è anche un’accusa a chi predica accoglienza ma la utilizza più come grimaldello contro la società italiana che come aiuto vero verso chi soffre.

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“Vorrei fare un richiamo – scrive in un post – a tutti quelli che in questi anni di emergenza migratoria hanno sostenuto la tesi che bisogna aiutare i poveri nei loro paesi, ma la mia iniziativa è estesa anche a coloro che vogliono accogliere i migranti nelle loro città e nelle loro case”.

“Il mese prossimo – prosegue don Antonio – farò la mia terza visita al villaggio di Rutundwe in Burundi che è gemellato con la nostra parrocchia, ormai, da sei anni. Il Burundi è uno dei paesi più poveri dell’Africa perché piccolo e con poche risorse naturali. La stragrande maggioranza degli abitanti del Burundi non può permettersi un viaggio da clandestino per venire in Europa e per loro è complicato anche ottenere un ingresso regolare per i costi e la trafila da affrontare. Lo so perché sto seguendo una pratica per ospitare una studentessa burundese che desidera continuare gli studi universitari qui in Italia”.

“A tutti quelli che hanno a cuore la vita e la sicurezza di quelle persone, a quelli che dicono che sono una risorsa, a quelli che sostengono che bisogna accogliere, suggerisco di andarli a prendere come sto facendo io. Questo è il modo più sicuro, legale ed efficiente per evitare i morti e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il secondo punto, che a mio avviso, è ancora più urgente e necessario, riguarda lo sforzo che tutti gli uomini di buona volontà devono fare per sostenere lo sviluppo e la crescita di quelle popolazioni abbandonate e in alcuni casi depredate dal “primo mondo” dice don Antonio sottolineando che, “prima ancora del diritto a emigrare c’è il diritto a non emigrare e quindi il dovere della comunità internazionale di rimuovere la cause che obbligano chi è disperato a partire“.

Sui barconi, ormai tutti lo sanno, salgono le classi medie dei paesi africani più ricchi, come Nigeria e Senegal.

Dobbiamo aiutarli a casa loro, ma a lavorare, non con finanziamenti che, poi, userebbero solo per pagarsi il viaggio verso casa nostra.

A chi predica l’immigrazione non interessa il bene degli immigrati, interessa usarli come arma di distruzione di massa contro l’Europa: li usano per indebolire l’unità sociale che deriva dall’omogeneità etnica. Non esiste resistenza alla Globalizzazione e alla concentrazione della ricchezza in società multietniche, perché non esiste solidarietà.




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