Tar ‘ordina’ il rientro di 40mila finti profughi in hotel accoglienza

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IL NEMICO E’ IN CASA

A inizio giugno il Tar del Lazio ha riconosciuto il privilegio ad una giovane fancazzista nigeriana, allontanata a fine 2018 da un centro di accoglienza di Lecco, ad accedere al sistema SPRAR. Soliti magistrati che mettono i bastoni tra le ruote a Salvini e al benessere degli italiani: andrebbero costretti loro a pagare il conto dell’accoglienza.

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“Se questo primo orientamento dovesse essere confermato – si eccita l’avvocato Livio Neri, altro membro (in tutti i sensi) di ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione finanziata da Soros) – l’accoglienza, così come l’abbiamo conosciuta negli anni scorsi, può e deve continuare”.

Nonostante il provvedimento del governo votato dagli italiani.

I fancazzisti nigeriani titolari di permessi umanitari – tipo Oseghale – espulsi a decine di migliaia dai centri di accoglienza dopo l’entrata in vigore del “decreto Salvini” nell’ottobre 2018, verrebbero infatti rimessi in hotel a spese dei contribuenti.

Questo secondo il TAR perché il decreto non avrebbe effetti retroattivi. Cosa per altro smentita da una recente sentenza della Cassazione.

Se questa sentenza venisse confermata e tutti facessero ricorso, l’effetto sarebbe il ritorno di 40mila finti profughi per lo più nigeriani e pakistani negli hotel per fancazzisti a spese dei contribuenti: una pacchia per le coop.

Non avverrà. Perché anche nell’ipotesi che questa sentenza regga, nel frattempo la protezione umanitaria è stata abolita e quindi non verrà rinnovata agli attuali detentori.

Ma quest’ennesima marchetta giudiziaria mette in evidenza quanto sia grave l’emergenza magistratura in Italia. E quanto sia necessario mettere fuorilegge le organizzazioni finanziate da speculatori stranieri che lavorano per destrutturare la società italiana dall’interno. Traditori al gabbio.




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