Sea Watch, è un atto di guerra contro gli italiani

Condividi!

Quello in corso da parte dei terroristi umanitari di Sea Watch è un atto di guerra contro uno Stato sovrano: clandestini invece di bombe. Lo dimostra la rotta seguita dagli scafisti umanitari.

E poi, a Tripoli la gente se la spassa sulle spiagge:

Tripoli non è porto sicuro dice SeaWatch: ma spiagge affollate di bagnanti in vacanza

Inizia la stagione estiva:

E questo è il centro di detenzione per i clandestini nei pressi di Tripoli, dove andrebbero a finire quelli della Sea Watch:

C’è anche l’Onu!

Intanto a Tripoli. E’ assalto alle spiagge. Di villeggianti.

E’ evidente che ci stanno prendendo per il culo. Non tanto perché spaccino libici per profughi, visto che i libici non salgono sui barconi (proprio perché non esiste alcuna guerra in Libia, ma delle scaramucce tra tribù, normali a quelle latitudini), ma perché vogliono obbligarci a prendere africani e bengalesi che usano la Libia come base di transito verso l’Europa, con la bufala che non è sicuro rimandarli indietro.

VERIFICA LA NOTIZIA
Ora, se qualcuno si mette in viaggio dalla Nigeria e dal Bangladesh per andare in Libia e prendere un barcone: sono cazzi suoi, se è ‘pericoloso rimandarli indietro’. Ma, oltretutto, non è nemmeno pericoloso. Tranne il fatto che potrebbero finire colpiti da qualche moto d’acqua.

Quindi niente Tripoli e nemmeno la Tunisia. Perché era tutto programmato, dovevano essere, carichi di clandestini, a Lampedusa. In tempo per questo:

Flotta umanitaria imbarca equipaggio a Licata: vogliono il caos a Lampedusa, tutto programmato




Lascia un commento