La moglie del tabaccaio: “Mio marito ridotto in fin di vita, nigeriano si credeva il boss”

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Secondo l’universo sinistrato, la colpa sarebbe del ‘tabaccaio razzista che non voleva il nigeriano molestasse i suoi clienti’.

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E dopo le deliranti ‘accuse’ della sinistra radical chic e terzomondista al marito, che intanto è in ospedale tra la vita e la morte dopo essere stato pestato da un richiedente asilo nigeriano, culminate nell’osceno post del centro sociale dove è stato fondato il movimento politico di estrema sinistra ‘Potere al Popolo’:

Interviene la moglie.

Più volte era stata denunciata la pericolosità di questo soggetto, ma non è mai stato allontanato”. Ieri l’esercizio ha riaperto e la moglie del 52enne, Daniela, ha spiegato in un’intervista rilasciata al Mattino l’accaduto. “Bisognava proteggere mio marito”.

“Avevamo appena chiuso e stavamo andando via quando il nigeriano ha detto ad alta voce e in napoletano ‘tabaccaio, omm’ ‘e m..’. Mio marito s’è voltato e quello gli ha scagliato un pugno violentissimo”. La donna, poi, ha raccontato dei tentativi fatti per ottenere l’allontanamento di quell’uomo. “Era insistente, opprimente, seguiva le persone e non dava loro tregua finché non aveva avuto i soldi. Mio marito si limitava ad urlargli di allontanarsi e di smettere di importunare le persone. Ho scritto (all’Anm, l’ente che gestisce la metro di Napoli ndr) quello che avevo detto al telefono mille volte, quell’uomo era pericoloso e andava allontanato”.




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