Intellettuale di sinistra: “basta dire che immigrati ci pagano pensioni, non è vero”

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Testa pensante progressista, Federico Rampini non può trovarsi a suo agio nell’a-pensante sinistra attuale.

Lo storico corrispondente di Repubblica affida ad un libro, La notte della sinistra, il suo personale l’autopsia della sinistra, che accusa di avere abbandonato le classi operaie per fare da “cassa di risonanza alle agenzie di rating”. Una sinistra fucsia, a cavallo tra gay pride e Goldman Sachs.

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E critica la difesa a tutti i costi delle frontiere aperte e l’appigliarsi al mostro fascista: “È il vezzo di una sinistra intellettualmente pigra – dice il giornalista intervistato da La Verità – non avendo idee forti da proporre, ci si rifugia in automatico nella vecchia retorica”.

Sia chiaro, Rampini è comunque uno di loro, ma che almeno comprende il senso del limite e la differenza tra ideologia e realtà: “Ogni Paese ha il diritto di stabilire le regole di accesso e di appartenenza alla propria comunità nazionale”, pena la diffusione di un senso di smarrimento e insicurezza.

Sono i migranti stessi a sconfessare “l’ideologia no border”, sostiene il giornalista che rivendica l’eredità nazional popolare del Partito Comunista Italiano e ricorda come “nella storia sono sempre stati gli industriali, i ricchi, a volere frontiere aperte, sia per gli scambi commerciali, sia per la manodopera a basso costo”. Ovvio.

L’accoglienza indiscriminata, precisa, non è mai stata un’idea di sinistra e gli immigrati non ci pagheranno le pensioni. Anzi, un giorno le “consumeranno” pure loro, fa eco alla previsione del presidente dell’Istat e demografo.




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