Continua l’attacco dei barconi in cerca delle navi di Trenta

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Prosegue l’attacco coordinato alla piattaforma Eni in Libia, dopo che gli scafisti avevano trovato un nuovo modo di inviare i clandestini in Italia, in assenza di Ong: la presenza della nave militare italiana Fulgosi.

Ma il trucco di Salvini, che l’ha mandata a Genova, mette in crisi i barconi con poca autonomia, che devono proseguire verso nord:

Così va letto l’assalto di questi giorni a Malta, che si trova proprio sulla rotta.

Non può essere un caso: questa è un’operazione militare con l’utilizzo di barconi invece delle bombe.

Un attacco in piena regola. Imbarcazioni partite dalla Libia cariche di clandestini sono state “soccorse” ieri dalle forze armate maltesi. E oggi un altro barcone.

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Si tratta di una delle giornate più impegnative sul fronte dei clandestini nella storia dell’isola. Hanno deviato la rotta, con l’arrivo di Salvini.

Ma non solo. Uno dei motivi è l’assenza imprevista della nave della Trenta inviata a Genova, che doveva essere proprio sulla rotto tra la Libia e Malta:

Gli scafisti vogliono usare la Marina come taxi con la complicità di Trenta

Le motovedette maltesi hanno recuperato 63 clandestini a bordo di un gommone alla deriva in zona Sar maltese e un barcone con 208 invasori. Un terzo “salvataggio” è invece ancora in atto e riguarda un gommone con a bordo 99 clandestini. Non è chiaro se tra questi clandestini vi siano i 75 a bordo di un’imbarcazione segnalata questa mattina dai telefonisti degli scafisti del trafficante di droga Alarm Phone.

E’ innegabile che, in queste ultime settimane, sia in atto una recrudescenza delle partenze. Totalmente organizzata. Migliaia sono stati riportati indietro dalla guardia costiera libica. Ma è solo un caso se questi non sono arrivati in Italia.

Un altro gommone con almeno 80 clandestini a bordo è stato bloccato dalla guardia costiera libica. Era stato piazzato dove doveva essere la Fulgosi, se Salvini non l’avesse inviata a Genova

Come sempre, era stato ‘casualmente’ avvistato dall’aereo delle ong Colibrì a circa 52 miglia nautiche da Carabulli, città della Libia.

La Sea Watch aveva subito iniziato con le solite fake news (bambina di 5 anni morta mai esistita) che in un tweet scriveva: “Molte persone in acqua, alta probabilità di dispersi e morti annegati”.

Urge un blocco navale militare con la possibilità di riportare in Libia i clandestini. O sarà un’estate calda. E intollerabile.




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