Meluzzi: “Islamici ci chiuderanno in riserve”

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Dopo la strage islamica di Manchester, oggi, due anni fa, Meluzzi fece questa riflessione:

“Possiamo riassumere tutto in una frase: siamo in guerra e non da ora. Chiunque nasconda o non veda questa realtà è come uno che ha la leucemia e dice di avere un raffreddore. Questa è la metafora che io farei”.

“C’è la volontà di colpire tutti i simboli, i segni, i feticci, i luoghi della nostra civiltà. Questa vicenda l’aveva preconizzata Oriana Fallaci che aveva detto “verranno per colpire ciò che noi siamo, la nostra identità, i nostri gusti, le nostre passioni, i nostri piaceri”, perché i loro gusti, le loro passioni e i loro piaceri sono antitetici ai nostri. Questa è una grande verità. Scegliere un concerto a Manchester, in una città industriale inglese, significa cercare di identificare un nostro tipico momento di aggregazione e colpirlo. Questo fa parte di un confronto di civiltà che è in atto. Sono due modelli di mondo in rotta di collisione ormai da decenni, con tantissime questioni in ballo. Non è vero che la progressiva islamizzazione dell’Europa, determinata da mezzo milione di migranti che arrivano ogni anno, non abbia niente a che vedere con quello di cui stiamo parlando. Probabilmente gli attentatori avranno avuto le loro radici in migranti di seconda o terza generazione proveniente da queste zone”.

La nostra civiltà non potrà che essere sommersa. La Fallaci diceva che essendo quella cultura totalitaria, violenta, resistente alla modernità e intollerante nelle diversità alla fine ci farà rinchiudere nelle riserve indiane. Ed è quello che accadrà con questi tassi di riproduzione, 4/5 figli per coppia nel mondo islamico, e un’assoluta impermeabilità alla modernità. Gli attentati tutto sommato sono la parte meno preoccupante della questione, sono un segnale bellico che proviene da zone del mondo in cui c’è tutta una parte del mondo islamico che plaude a questi fatti come a una manifestazione di potenza, come fosse il superamento di frustrazioni sociologiche, civili, emotive tipiche di chi fino a questo momento si è sentito perdente ma domani si sentirà vincente”.

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“E’ una guerra simmetrica, in cui l’Occidente pensa di usare bombe intelligenti, ma di intelligente nelle bombe non c’è quasi niente. In questo confronto l’Oriente islamico può servirsi di una riserva praticamente illimitata di kamikaze. Quindi hanno ragione loro quando dicono che la sicurezza è finita. Io aggiungerei che la nostra sicurezza è finita per sempre. Questo è il problema. Io capisco anche i generosi tentativi di integrazione, dialogo, dibattito, ma purtroppo si tratta di culture di per sé inconciliabili. Avendo accettato l’idea che l’Europa venga progressivamente islamizzata, abbiamo segnato il destino futuro dell’Occidente. Non è un problema solo di terrorismo o di Isis, ma di radicale confronto di civiltà rispetto al quale tutto si può fare tranne che fingere che non sia iniziato. Forse Bergoglio sarà contento di vivere in una civiltà islamizzata, forse si cercherà un posto di Imam, io per esempio da capo degli ortodossi italiani non lo sono”.




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